domenica 24 agosto 2008

Racconti

Mentre me ne stavo dolcemente a mollo nelle acque del Golfo dell'Asinara, mi è venuto in mente questo simpatico raccontino un po' fantasioso ma, mi pare, carino.

La lunga strada

La prima volta che vidi Gavino lu maccu, era appena finita la stagione estiva dei vacanzieri da diporto.

Non che la zona di Cala Fonna fosse molto praticata dai ricercatori di bellezze naturali, a causa della sua posizione rispetto alle correnti marine, che finivano sempre per portare sulla spiaggia, bella ma sfortunata, ogni sorta di relitto, fosse un pezzo di barca, rimasuglio di un naufragio, fosse qualche pezzo di plastica, segno inconfondibile di quella rovina che la Specie Umana stava portando alla Natura.

Passavo da anni le mie ferie da quelle parti, ma quell'anno qualcosa era cambiato: semplicemente a Luglio avevo terminato il mio periodo lavorativo e avevo subito le tante manifestazioni di affetto, e sicuramente di sollievo, mio e loro, per il mio tanto meritato pensionamento.

Tra pensione e TFR ce n'era abbastanza per acquistare quel pezzo di terra che stava proprio in un triangolo di terra tra il mare e una grande curva della Statale che porta a Castelsardo.

Aveva la calda e selvaggia bellezza di tanti luoghi di questa terra meravigliosa e maledetta, un fascino che non era, per fortuna mia e dei pochi abitanti del posto, una “attrazione turistica”; una specie di anomalia in Sardegna, e per questo motivo ancora più desiderabile, dal mio punto di vista.

Quel mattino, potevano essere le sei di un giorno di fine Settembre, scesi alla spiaggia, un centinaio di metri dalla casa che si trovava in mezzo al terreno. Camminavo tranquillo, godendo del liquido calore della riscacca che mi bagnava i piedi sul bagnasciuga, quando notai in lontananza una figura china in avanti. Sembrava un pescatore, ma non mi sembrava avesse un attrezzo qualsiasi che giustificasse il suo aspettare.

Man mano che mi avvicinavo notavo altri dettagli: pareva avere una quarantina di anni, o forse cinquanta ben portati, i capelli corti e brizzolati, la pelle scura di sole; indossava una maglietta scuira senza nessuna scritta, e un paio di pantaloni neri da pescatore. Un paio di ciabatte erano in attesa a fianco a lui.

Dall'atteggiamento sembrava stesse aspettando qualcosa, oppure ascoltando: era difficile da capire, perché teneva gli occhi socchiusi e ogni tanto girava la testa.

Quando fui a una decina di metri, lanciai un saluto. Immediato alzò la mano, senza girarsi, e disse con voce ferma: “Sh, non sento.” Allora stava ascoltando, pensai e continuai la mia strada, voltandomi un paio di volte per vedere se qualcosa cambiava. Non si mosse.

Al termine della spiaggia risalii verso la statale e andai a prendere caffè e giornali in paese.

Provai a chiedere se sapevano chi fosse quell'uomo, e Baingio, il barista dell'unico bar, mi rispose ridendo: “Ah, Gavino lu maccu, il matto. E' da una vita che gira da queste parti. Lei non l'ha mai visto perché durante la stagione non si vede: verso Giugno sparisce e puf! ricompare a Settembre. Nessuno sa dove vada a nascondersi, e nessuno ci ha mai parlato. Certo che è strano” continuò dopo qualche momento di silenzio “l'ho sempre visto così, fin da quando ero bambino. Certo che sarà vecchio assai, adesso.” Questo pensiero doveva averlo incupito per qualche motivo perché rimase in silenzio per diversi minuti. Poi chiuse con una battuta, giusto per recuperare: “Comunque è matto come una lumaca nel sale.”

L'immagine non mi piacque molto, ma ero molto curioso.

Presi il giornale e tornai indietro per la stessa strada. Già da lontano si vedeva che Gavino non si era mosso. Camminai lentamente e impiegai diversi minuti per raggiungere il punto dove l'uomo stava accucciato intento. Non volevo disturbarlo e non dissi nulla; passando dietro di lui mi venne naturale alzare una mano in segno di saluto. Pensavo non si fosse neanche accorto della mia presenza, ma dovetti cambiare idea, perché anche lui alzò la mano sinistra in un gesto chiaro, stanco e distratto insieme.

Tornai a casa e per quel giorno non ci pensai più.

Il giorno dopo feci lo stesso giro della spiaggia e il rito del saluto silenzioso si ripeté due volte, all'andata e al ritorno.

Passò l'intera settimana, poi qualcosa di inaspettato avvenne.

Stavo passando come sempre dietro di lui e alzavo la mano per salutarlo, aspettandomi il solito cenno, quando sentì, per la seconda volta, la voce di Gavino. Non capì subito cosa mi aveva detto, e non risposi immediatamente. Lui si girò a mezzo e mi ripeté la frase: “Tu ce l'hai il cortile.”

Non era una domanda, non gli assomigliava neanche, ma mi venne istintivo rispondere: “Sì, piccolo ma ce l'ho.” Per qualche motivo che non avrei saputo spiegare, mi resi conto che la risposta era quasi inutile, perché Gavino probabilmente sapeva già che dietro a casa mia, prima dell'inizio del sentiero che porta al mare, c'era uno spiazzo che si poteva anche chiamare cortile.

Quello che disse dopo mi incuriosì ancora di più:” Me lo presti?”

Questa era decisamente una domanda e la risposta mi venne senza doversi pensare: “Certo: a cosa ti serve?”

“Tornare a casa.”

Sulle prime pensai di non avere capito la sua risposta, ma Gavino era già tornato alla sua solita attività di ascoltatore del mare, e capii che non avrei ottenuto altro da lui.

Impiegai una settimana per capire cosa intendesse dire il mio nuovo amico con la sua richiesta. Stavo per uscire per la solita passeggiata, quando nel sentiero incrociai Gavino che stava salendo dalla spiaggia. Lo salutai con la mano, senza parlare come al solito, e lui rispose con la destra; nella sinistra aveva una ruota da bicicletta.

Non si fermò, e lo stesso feci io. Andai fino al paese e tornai con la solita calma.

Sulla strada del ritorno notai che Gavino era tornato nella sua solita posizione, e mi rispose al saluto con la mano sinistra, come al solito.

Arrivato a casa notai che la ruota si trovava esattamente al centro del cortiletto dietro casa mia.

Ero incuriosito, ma non sapevo se rischiare di rovinare un rapporto strano come quello che si era instaurato tra me e il matto, facendo domande. Preferii stare a vedere cosa sarebbe successo.

La ruota era stata il primo elemento, e da quel giorno Gavino arrivava al mio cortile con un nuovo pezzo. Ogni giorno ci incontravamo nel sentiero che portava al mare, ogni giorno ci salutavamo, e lui rispondeva sempre con la destra, perché nella sinistra teneva sempre qualcosa che il mare gli aveva regalato.

Gli oggetti erano i più disparati: copertoni, pezzi di lamiera, bastoni, l'oblò di una lavatrice, sacchetti di plastica. La cosa che maggiormente mi incuriosiva era che Gavino non portava i vari pezzi nel mio cortile ammucchiandoli, ma li componeva, non potrei trovare un altro termine per definire la creazione che stava lentamente sorgendo nel mio cortile. I tanti pezzi sembravano incastrati tra loro, nonostante non gli abbia mai visto usare viti, bulloni o colle o anche solo delle corde.

Nel giro di un paio di mesi circa la struttura era diventata larga circa tre metri e alta altrettanto, una specie di cilindro, leggermente più stretto nella parte superiore; cinquanta giorni durante i quali Gavino aveva portato ogni giorno un pezzo nuovo e lo aveva incastrato nella struttura seguendo una sua personalissima logica.

Un giorno mi stupii di non incontrare Gavino. Mi preoccupai e mi sbrigai a raggiungere la spiaggia. Lo vidi da lontano, e sembrava tornato alla sua antica attività passiva davanti al mare.

Arrivato alla sua altezza alzai la mano per salutarlo, ma lui si alzò mi guardò negli occhi e mi sorrise. E sorridendo mi disse: “Questa notte torno a casa.”

La vicinanza e l'apertura dell'uomo mi avevano un po' imbarazzato e risposi con voce non troppo ferma: “Bene, sono contento per te.” Suonava chiaramente come una frase fatta, ma sinceramente non sapevo come comportarmi.

Lui mi guardava fisso e io mi sentivo più che scrutato, quasi scavato dentro. Con la sua voce morbida riuscì a stupirmi ancora una volta: “Mi presti l'accendino?”

Io non fumavo, ma avevo l'abitudine di tenere sempre un accendino in tasca. Come facesse a saperlo non lo so, ma non me lo feci ripetere.

Gavino lo prese e lo mise in tasca, dicendo: “Te lo ridò.”

“Nessun problema.”

“Te lo ridò” rispose con voce leggermente più dura.

Si risedette e si rimise ad ascoltare il mare. Io andai lentamente verso il bar. Non dissi nulla del nostro colloquio, così come non avevo mai detto nulla a nessuno dello strano rapporto che si era creato tra di noi. Non volevo rischiare di passare subito per matto in un posto dove volevo passare la vecchiaia.

Quella sera andai a dormire presto, intorno alle dieci. Prima di dormire, andai alla finestra di dietro, da dove si vedeva il mare.

In controluce c'era Gavino. Stava guardando la sua creazione.

Se campassi ancora mille anni non saprei dire perché alzai la mano per salutarlo, ma fatto sta che lo feci. E fatto sta che mi rispose. Non credevo di essere visibile nel buio della casa, ma lui evidentemente mi aveva visto. Come aveva visto che avevo il cortile, e l'accendino e tutti i cinquanta e rotti pezzi che aveva portato nel mio cortile e che aveva incastrato.

Mi salutò con la destra, perché nella sinistra aveva l'accendino. Lo vidi perché lo accese un paio di volte, forse per provarlo.

Per un attimo pensai che volesse dare fuoco alla struttura, ma fu un pensiero veloce. Non mi sembrava il tipo, anche se non avrei saputo dire che tipo fosse Gavino lu maccu.

Aspettai diversi minuti, ma l'uomo non si mosse di un millimetro.

A quel punto decisi di andare a dormire: ero comunque stanco e avevo ormai capito che, qualunque cosa volesse fare, l'avrebbe fatto senza farmela vedere.

Ero a letto da cinque minuti quando un'esplosione scosse la piccola casa: porca miseria, l'aveva fatto!

Magari tra tutte le porcherie che aveva portato c'era qualcosa di esplosivo e adesso quel poveraccio se ne stava sparso per tutto il mio cortile. Come avrei potuto spiegare quello che era successo, visto che non ne avevo mai parlato con nessuno?

Mi alzai dal letto e corsi fuori, convinto di trovare brandelli di Gavino mischiati a rottami ovunque.

E invece il cortile era vuoto.

La complessa struttura costruita da Gavino era scomparsa. Ma come era possibile? Tutta quella montagna di immondizia doveva pesare qualche quintale; e poi l'esplosione...

Improvvisamente sentii un leggero urto in terra, vicino a me. Mi chinai e, a tastoni, nella debole luce della luna, trovai un piccolo oggetto, molto caldo, ma non tanto da non poter essere afferrato.

Era il mio accendino. Sembrava caduto da qualche parte lassù.

Istintivamente alzai gli occhi verso l'alto per capire da dove diavolo fosse caduto. In lontananza vidi una luce che dolcemente, vibrando, diventava sempre più piccola e, finalmente, capii.

Gavino lu maccu stava tornando a casa.


NdA: giusto per dovere di cronaca, la zona di Cala Fonna non esiste, me la sono inventata di sana pianta ;)

Ben tornati!

Ehilà!

Ben tornati a tutti.
Sono andate bene le vacanze? Vi siete riposati?
Io ho cercato di fare il meno possibile, con il dichiarato intento di riposarmi il più possibile.
E ci sono anche riuscito :)

giovedì 31 luglio 2008

Storie

Un nuovo argomento :-)

Uno dei miei interessi, neanche il più importante, ma sicuramente quello che mi porta ad avere il maggior numero di soddisfazioni, è la scrittura creativa.
Detta così suona strana, ma in pratica si può tradurre con "io scrivo racconti".

Fino a oggi ho scritto quattro romanzi più o meno lunghi, e diversi racconti tra il brevissimo e il breve. Sono quasi tutti gialli o thriller, perché mi piace il genere e mi piace divertire la gente, farla svagare, anche se non mancano dei momenti di riflessione.

Come è cominciata
Un buon scrittore avrebbe scritto "com'è cominciata", ma metterlo in un titolo non mi piaceva.
Comunque, tutto cominciò nel lontano 1998, mi pare. Non la scrittura, ma il percorso che mi portò a conoscere una persona importantissima che mi iniziò ai piaceri della scrittura creativa.
Nel 1996 uscì il primo capitolo delle avventure di Lara Croft, il famosissimo Tomb Raider, seguito nel 1997 dal secondo capitolo e dal terzo nell'anno successivo.
Un giorno, mentre stavo bisticciando con un programma particolarmente antipatico, un mio collega mi mise sotto il naso un CD con una copertina in bianco e nero, chiaramente una copia pirata, dove una signorina dai grossi seni faceva capolino da dietro una grossa pistola: "Lo vuoi? A me non è piaciuto..."
Era Tomb Raider III, versione crack, direttamente dal lontano Oriente, dove il mio collega si era recato da poco.
Giocai poco, non mi piacque e lo misi via.
Lo ritrovai qualche tempo dopo durante una sessione di "pulizie di Pasqua" con mia moglie.
Ci rigiocai e... mi accorsi che non avevo visto un passaggio nascosto. Da lì in avanti non mi fermai più, giocando quello, recuperando i vecchi giochi, e aspettando i nuovi.
Ovviamente mi trovai bloccato e per questo entrai in una delle tante community legate al mondo di TR.
Altra scoperta! Decine di persone simpatiche e disposte a offrirmi aiuto.
Tra queste anche un ragazzino, aveva sedici anni allora, che si faceva chiamare Nillc (New I Love Lara Croft), acronimo che nascondeva Mariano.
Entrammo in sintonia quasi subito e scoprì che il ragazzo aveva la passione per la scrittura, oltre che per Lara. Ogni tanto mi coinvolgeva nella stesura delle trame, chiedendomi opinioni e idee, e discutendo con me su passaggi e logica delle storie.
Contemporaneamente un altro elemento mi spinse verso la strada della scrittura.
L'uscita del Level Editor. Questo programma permetteva agli utenti di creare livelli personalizzati, e molti Level Designer diventarono così bravi da costruire livelli addirittura superiori a quelli originali e ufficiali. Almeno dal mio punto di vista.
Fatto sta che molti livelli erano decisamente difficili, e io, per aiutare chi poteva essere in difficoltà, cominciai a scrivere delle soluzioni, dei mini racconti che spiegavano al giocatore come risolvere enigmi e come uscire indenne (quasi) da tombe e scontri a fuoco.
Uno dei progetti di Mariano fu la creazione di sceneggiature per ipotetici film su Tomb Raider, e in uno di questi, The Golden Legacy, mi coinvolse in prima persona.
Una volta terminato gli chiesi il permesso di trasformare la sceneggiatura in un racconto.
Quello fu il mio primo lavoro "serio".
Mi piacque moltissimo e da allora non ho praticamente più smesso, come la lunghezza di questa spiegazione può sicuramente farvi capire :-)

Nel 2005 terminai il mio primo lavoro personale, dal titolo Il fiore di pietra.
Il protagonista di quello, e della maggior parte dei miei lavori successivi, è Michele Polloni, commissario della Questura Centrale di Torino.
Robusto ma non grasso, tranquillo e molto piemontese, usa più l'intuizione che la tecnica investigativa, ha un rapporto pessimo con la tecnologia, ma è sempre pronto a cambiare idea. Gli piace mangiare bene, e ogni tanto va a farsi delle passeggiate al Parco della Confluenza, l'Arrivore in piena Torino.
E' affiancato da Giacomo Rizzo, personaggio che è uno stampo e una figura, come dice il mio illustre "collega" Camilleri, con Mariano che mi ha regalato anche la sua descrizione così come appare nello stesso romanzo.
Ci sono poi altri personaggi di contorno, come l'amico Silvio Marotta, esperto di qualsiasi cosa sia tecnico, la dottoressa Crota, medico patologo, amica-nemica di Polloni.
La trama de Il Fiore di Pietra narra delle indagini di Polloni su diversi casi di furto in gioiellerie nei dintorni di Torino, che si sono improvvisamente interrotti quando un tale Ferrero, viaggiatore di commercio, ha avuto un incidente durante il quale ha perso, oltre al 90% di pelle, anche la maggior parte della memoria.
Il commissario è nelle grane: l'uomo fa finta di non ricordare, oppure non ricorda proprio? Oppure non è lui?
Durante lo svolgimento avvengono alcuni omicidi da parte di qualcuno che non vuole si sappia la verità, fino ad arrivare all'incredibile finale, grazie a un'intuizione del commissario.

Il romanzo successivo è stato Gli Occhi Nel Buio, che narra la vicenda del rapimento di Anna, la figlia unica di un ricchissimo imprenditore Torinese.
La storia si svolge su due piani, l'investigazione da parte di Polloni, con l'urgenza di trovare la ragazza che è stata abbandonata dai suoi rapitori, e quello che avviene alla giovane, incatenata a un palo in un luogo isolato e con la sola compagnia di un cagnolino randagio.
Polloni non riuscirà a evitare la tragedia, ma questa gli permetterà di ricostruire l'amicizia con Giacomo, che si stava incrinando per colpa di alcuni sospetti del commissario.

Il Luogo della Memoria è stato un piccolo esperimento con alcuni elementi di fantascienza.
Poca roba, in realtà, ma solo la risposta a una mia domanda: "come si fa ad essere sicuri dei propri ricordi?"
Nel romanzo viene fatto un parallelo tra la zona della memoria del nostro cervello e quella dei computer, e questa analogia è uno degli elementi che Polloni utilizzerà per capire come mai l'assassino confesso dell'omicidio di un primario, in realtà non può essere colpevole.

L'ultimo lavoro è Il Vizio dell'Odio.
Anche qui ho voluto fare un piccolo esperimento.
La storia inizia dalla fine di una tragica vicenda. Un uomo anziano viene trovato morto dopo alcuni giorni in casa sua dove abitava da solo. Dopo alcune settimane l'odore non migliora e in seguito a un'indagine approfondita, viene trovato un cadavere in una cantina nascosta sotto casa dell'uomo. Questi era un chirurgo famoso, che si era ritirato quando il figlio era stato rapito e non era stato restituito neanche dopo il pagamento del riscatto.
Le indagini di Polloni porteranno alla scoperta di una verità incredibile e agghiacciante.
Questo racconto è diviso in due parti, più un epilogo. Nella seconda parte ho voluto inserire, tra un capitolo e l'altro, altri capitoli che raccontano quello che è successo all'inizio e che ha scatenato tutto quello che avviene. Ma poiché la parte importante è all'inizio di tutto, questo capitoli sono al contrario, in ordine temporale, proprio per arrivare all'inizio della storia contemporaneamente alla fine.

Oltre a questi romanzi completi, ci sono anche diversi racconti, anche qui per la maggior parte dei piccoli gialli.

Più avanti ne metterò qualcuno in linea, spero vi piacciano :-)

Media Center: un passo indietro?

Ogni tanto, durante la mia attività, mi capita di avere un po' di tempo, e ne approfitto per girellare su Internet.

Oggi per esempio sono finito nel sito di Mythbuntu, un prodotto che unisce Ubuntu e MithTv in un unico prodotto.
Come sapete io sto costruendo il MC con LinuxMCE, che contiene lo stesso MythTv e che si basa su KDE.
Niente da dire, ottima scelta, ma mi sono messo a riflettere sulle reali necessità che ho. Mi serve davvero il miliardo e mezzo di cose che LinuxMCE fa?
Forse no, ho pensato, e così mi sono scaricato Mythbuntu versione Desktop.

Sono ancora leggermente indeciso, ma se non faccio prove adesso, quando le faccio? :-)

In ogni caso non credo di riuscire a fare qualcosa prima delle vacanze, per cui rimandiamo (quasi) tutto alla fine di Agosto.

Se non ci sentiamo più, fatevi buone vacanze! :-)

Media Center: consigli per gli acquisti

Ieri non avevo appuntamenti e ne ho approfittato per fare un po' il Papy moderno.
Io e Marty siamo andati a fare un giro in centro con la scusa di verificare i mezzi da prendere per andare a scuola a partire da settembre (va alle superiori, la bimba :-) )

Tornando sono passato dal mio negozietto di fiducia, in piazza Rebaudengo (è un po' nascosto, cercate bene sotto i portici...) e ho preso una splendida Asus MyCinema P7131 Hybrid, scheda che ha fin troppa roba per quello che mi serve.
Viene riconosciuta abbastanza rapidamente da Linux in generale e da Mythtv in particolare e nel giro di un'oretta da quando ho cominciato a smanettare ho visto il primo, e per ora unico, canale!
Per la verità si trattava di E21, canale della zona che non seguo granché, ma in ogni caso è un buon risultato :-)

Prossimo passo per l'attivazione è capire bene l'installazione logica :-)

lunedì 28 luglio 2008

Vacanze

E' vero, non scrivo molto ultimamente.
Qualche intoppo nel lavoro, qualche altra cosa da fare, e le cose meno importanti passano in secondo piano, con una bella didascalia che dice "da fare".
Però due parole sulle vacanze, le vogliamo dire?

Io mi ritengo una persona piuttosto fortunata, perché grazie al tipo di lavoro che faccio mi sento spesso in vacanza. Il fatto stesso di cambiare giornalmente luogo di lavoro, di potermi esprimere in modo creativo, cambiando il "modo" di lavorare, mi preserva in parte dallo stress che accompagna la maggior parte di chi legge queste righe.
E probabilmente il "segreto" è proprio affrontare ogni giorno come se fosse una piccola vacanza. Anche se mi rendo conto che lavorare in fabbrica offre probabilmente meno spunti creativi...

Questo mi offre anche lo spunto per ripensare a un mio carissimo amico (probabilmente il più amico che ho) che in questo periodo è in cassa integrazione. Ci ridiamo su, io e lui, ma sento che non è contento. E non è che serva essere sensitivi per capirlo.
Spero con tutto il cuore che a Settembre la sua ricerca gli porti un po' di serenità, che torna sempre utile...

In ogni caso fra qualche giorno parto per le vacanze con le mie compagne di vita (moglie e figlia) e spero proprio di annoiarmi (che, come dice mia mamma, è sintomo sicuro di riposo), per cui, nel caso in cui non ci fossero occasioni per risentirci, vi auguro delle ottime vacanze.
E annoiatevi

domenica 20 luglio 2008

Media Center: quasi finito

CI siamo quasi :-)

Ho recuperato un cavo video e sono riuscito a fare diverse prove sul "campo" (cioè col televisore...).

Ho dovuto smanettare un poco ma sono riuscito a ottenere una configurazione abbastanza valida. Qualche problema con la risoluzione che è difficile da azzeccare, anche perché MCE non la prevede quella del mio televisore (1280x768, in 16:9), ma dovrei riuscire a ottenere la 1024x768 che è la più vicina.
Ho fatto qualche tentativo di cancellare tutto e ricaricare Ubuntu normale, ma non sono riuscito visto che la risoluzione base del DOS, dove avviene il caricamento, non gira sul televisore, e inoltre non ho trovato un CD avviante per l'installazione della 8.4

Pazienza, tanto la cosa comincia a funzionare. Peccato per la lingua dei pulsantoni, che è in inglese.
Adesso devo vedere se riesco a cambiarla.

Comunque la prossima settimana vado a fare spese:

Scheda di acquisizione che legga TV e radio;
discone da 500Gb oppure da 1Tb, vediamo il costo;
il ricevitore per il telecomando;
una bella scheda wireless per la rete.

Dovrò smanettare un poco, ma spero anche di collegare e condividere i contenuti multimediali in rete, in modo che, se qualche PC collegato, richiede di vedere un film/ascoltare un brano, lo si possa fare senza problemi...

Alla prossima

martedì 15 luglio 2008

Media Center: altro passo avanti

Cominciamo a vedere il fondo del tunnel :-)

Venerdì sera sono arrivate le memorie per il macchinino: due banchi da 512Mb 266, DDR2 no ECC.
Lo so, lo so, sono roba vecchia, e per di più costano più di quelle più recenti (400 invece di 266 e altre cosine del genere...), però cosa non si fa per amore :-)

Le ho installate e ho aggiunto, per buon peso, una bella scheda video che mi avanzava.
Attacco il tutto, accendo e... si blocca!
La tastiera non viene rilevata, quindi sono praticamente bloccato.
Dopo qualche simpatica parolaccia, mi sono reso conto che si bloccava proprio il programma di installazione, che, all'inizio, dovrebbe aspettare una trentina di secondi e poi partire automaticamente con l'installazione.
Ho fatto un po' di analisi e ho scoperto che il problema era proprio la scheda video. L'ho rimpiazzata con un'altra che avevo sottomano e, miracolo!, tutto funziona.

Ho fatto l'installazione, che è durata parecchio, ma il risultato finale è notevole, anche se, per ora, solo in "demo". Devo ancora procurarmi il cavo per collegarlo al TV.

Adesso devo comprare ancora alcune cosette:

1) scheda di acquisizione TV e radio
2) scheda wireless per collegarmi alla rete (basta cavi!!)
3) ricevitore Infrarosso per comandare il tutto con il telecomando
4) un discone da 1Tb (per meno manco mi alzo dalla sedia!)

Appena ho preso l'armamentario vi faccio sapere...

venerdì 4 luglio 2008

Media center: si prosegue

Bene, oggi siamo andati un pochino avanti con il progetto MC.

Innanzi tutto facciamo una bella "lista della spesa" delle cose che già ho e delle cose che mancano:


Cose che ho
Il contenitore, la Mother Board, il disco da 40Gb, il lettore di DVD.

Cose che devo prendere
La memoria (2 moduli da 512 ddr no ecc)
La scheda video (probabilmente una nVidia GeForce
La scheda d'acquisizione TV.

Su questo ultimo elemento ho qualche problema.
Non so bene quale prendere: ce ne sono diverse, ma quella che piace a me non è presente tra quelle che tratta direttamente il negozietto che ho scoperto vicino a casa.
In particolare mi piace molto la Hauppauge WinTV 500 MCE che costa un pochino ma mi fornisce ben due collegamenti su un solo slot.
Per essere sincero non so bene a cosa potrei indirizzare questa cosa: in effetti i casi in cui ho necessità di registrare qualcosa mentre guardo qualcos'altro su digitale terrestre, o sull'analogico, sono molto vicini allo zero.
Su Sky è un altro discorso, ma probabilmente è solo per una questione di abitudine.

A questo punto si impone un "tiriamo i remi in barca e vediamo dove siamo".

Come ho detto nell'altro post, il mio obiettivo iniziale è quello di fare uno scatolo che mi permetta di memorizzare film e di vedere DVD. Per fare questo non mi serve la scheda di acquisizione.
Mi piacerebbe aggiungere almeno la radio, ma per fare questo serve comunque la scheda di acquisizione, per cui torniamo all'inizio della questione.

Allora faccio così: per ora aspetto le due memorie (arrivano la prossima settimana: costo 78€) e poi comincio a mettere su il MC come semplice contenitore.
Appena ci capisco qualcosa aggiungo una scehda di acquisizione, magari anche con un solo sintonizzatore (c'è sempre quello della TV, no?) per registrare la TV e per ascoltare la radio...

Vediamo

martedì 1 luglio 2008

Pulizia sistema

Come sanno benissimo coloro che mi conoscono, io non riesco a resistere al "pasticciamento" quando si tratta di computer. Alle volte esagero anche, arrivando a infilarmi in casini da competizione. Per fortuna riesco anche a farne esperienza e a evitare (quasi sempre) di ripetere le scemate che ho fatto... o, almeno, a farle in modo più "professionale".

Tutto questo per dire che il mio sistema principale, un Nevada con AMD64 (Stramaledetto sia Silvio per il consigliaccio che mi ha dato!!! Scherzo Silvio, lo sai che ti voglio bene), a forza di pasticciare su configurazioni video, driver e amenità varie, si era sputtanato che la metà bastava.
Lentissimo, ogni tanto si piantava senza motivo apparente (l'informatica insegna che il motivo c'è sempre...).
Insomma, in questo fine settimana ho preso il classico coraggio a due mani e ho fatto una bella pulizia!
Ho salvato completamente la mia directory "home", che contiene quasi tutte le personalizzazioni di un utente Linux sfruttando un ottimo disco da 500Gb che ho preso da poco. Poi ho reinstallato Ubuntu 8.04 (Hardy Heron) sulla seconda partizione da 20Gb (la prima è riservata per motivi tecnici a Windows XP), formattandola con il File System EXT3. Il vantaggio di questo tipo di File System è di essere "giornalizzato", ossia tiene traccia delle modifiche fatte ai vari file e questo permette di essere più veloce nell'I/O e, in caso di chiusura anomala, permette di tornare velocemente al lavoro.

A parte qualche leggera bestemmia causata da miei smanettamenti sbagliati, adesso la macchina va veramente meglio! Mi sono perso un paio di cosette, ma niente che non riesca a recuperare in qualche modo.