Riprendo un post sul blog di Sergio Mancinelli, per dirvi due parole su questo piccolo grande gruppo.
I B.A.T. nascono per caso durante le varie prove audio (i cosiddetti "sound check") dei concerti di Pierangelo Bertoli. Normalmente durante questi test, il tecnico audio di turno si mette alla console di controllo (il mixer) e ordina ai vari elementi di fare il loro mestiere, ossia suonare/cantare.
Molti gruppi maggiormente affermati di solito hanno già un'impostazione di massima che permette di avere il set audio quasi pronto, per cui spesso hanno un brano fatto apposta per controllare i vari livelli, la miscelazione, il profilo. Il mio gruppo, ad esempio, utilizza sempre "Baila Morena", perché comprende più o meno tutti gli elementi che servono durante il concerto (le due tastiere, i cori, gli assoli).
Bene, i nostri tre (Giorgio Buttazzo e Gabriele Monti alle chitarre e alla voce, e Kamsin Urzino al basso nella formazione originale), quando venivano chiamati ad affilare le corde, hanno iniziato a "uscire dal seminato", improvvisando su brani come "con il nastro rosa, "shine on you crazy diamond", e altre pietre miliari, infilandoci simulazioni di banjo, brani lirici (la Carmen, tanto per dire) e altri "divertissement".
Sulle prime si divertivano solo loro, ma in poco tempo si sono resi conto che anche il pubblico gradiva, eccome!
Le loro performance sono particolarmente gradite dai musicisti per passione, che vedono il brano evolversi sul palco, in diretta, partendo da un canovaccio e finendo chissà dove, nella più pura filosofia jazz.
Su Youtube potete trovare molte riprese di questi tre matti, e vi consiglio caldamente di farlo.
Purtroppo una brutta malattia si è portato via Kamsin, rendendo il paradiso un posto molto più piacevole. Il suo posto è stato preso Andrea Alessi.
Ovviamente il meglio di sé lo danno dal vivo, per cui quando passano dalle vostre parti (non "se", "quando": sono sempre in giro!!), non perdete l'occasione.
venerdì 3 settembre 2010
mercoledì 1 settembre 2010
Il rispetto
Una delle cose che ho imparato nella vita, e che ritengo non negoziabile, è che il rispetto deve essere sia un punto di partenza che un obiettivo.
Un punto di partenza perché quando si conosce qualcuno per la prima volta si dovrebbe partire dal presupposto che abbia qualcosa di intelligente da dire, e un obiettivo perché la persona deve dimostrare che la cosa che deve dire è intelligente.
Fatta questa importante premessa, vorrei farvi notare una piccola incongruenza tra queste due notizie:
la prima è che il nostro "ospite" Gheddafi, durante una delle sue lezioni sul Corano, ha detto che in Libia le donne sono libere e rispettate più che in occidente. E perché? Perché gli si impedisce di fare lavori non adatti a loro, come il minatore o l'autista di autobus (?).
La seconda è che da quelle parti, se una donna tradisce il marito (anche se viene violentata da qualcun altro), deve essere lapidata.
Fate voi
Un punto di partenza perché quando si conosce qualcuno per la prima volta si dovrebbe partire dal presupposto che abbia qualcosa di intelligente da dire, e un obiettivo perché la persona deve dimostrare che la cosa che deve dire è intelligente.
Fatta questa importante premessa, vorrei farvi notare una piccola incongruenza tra queste due notizie:
la prima è che il nostro "ospite" Gheddafi, durante una delle sue lezioni sul Corano, ha detto che in Libia le donne sono libere e rispettate più che in occidente. E perché? Perché gli si impedisce di fare lavori non adatti a loro, come il minatore o l'autista di autobus (?).
La seconda è che da quelle parti, se una donna tradisce il marito (anche se viene violentata da qualcun altro), deve essere lapidata.
Fate voi
martedì 3 agosto 2010
Tempo da perdere
Uno dei miei amici di FB ha pubblicato un piccolo giochino che mi ha fatto riflettere.
Sedetevi comodi e rilassati e leggete questo piccolo gioiellino:
Mi permetto di fare una sarie di piccole riflessioni:
1) se fai un'affermazione, un vero cretino NON controlla se è vera, ma si limita a dondolare la testa in su e in giù, con qualche centimetro di lingua di fuori;
2) non ho condiviso la serie perché mi sembra veramente stupida, quindi nessun "altro idiota" l'ha letta per colpa mia (a parte ovviamente chi sta leggendo questo post);
3) non ha messo il punto sei per controllare se siamo attenti mentre leggiamo questa stronzata, poi, quando la rileggiamo per dimostrare che comunque un po' di attenzione la facciamo, ci dà del cretino.
Non so a chi sia abituata questa bimbetta, ma a giudicare dalla firma direi che siamo nel campo dei bimbiminkia e affini, ma forse sarebbe meglio riflettesse un po' di più prima di postare a vanvera...
Sedetevi comodi e rilassati e leggete questo piccolo gioiellino:
1 - non puoi toccare tutti i tuoi denti con la lingua;Il tutto a firma di tale вιмвєттα мαяѕ (ho taglincollato... non avevo voglia di cercare quei caratteri...).
2 - tutti i deficenti, dopo avere letto la prima verità, la provano;
3 - la prima verità è falsa;
4 - ora stai sorridendo, perchè TU sei un deficente;
5 - condividerai questo link per farlo leggere ad altri idioti;
7 - non hai notato che manca il punto sei;
8 - sei appena andato a vedere se è vero;
9 - ora sei un cretino a tutti gli effetti!!!!!
Mi permetto di fare una sarie di piccole riflessioni:
1) se fai un'affermazione, un vero cretino NON controlla se è vera, ma si limita a dondolare la testa in su e in giù, con qualche centimetro di lingua di fuori;
2) non ho condiviso la serie perché mi sembra veramente stupida, quindi nessun "altro idiota" l'ha letta per colpa mia (a parte ovviamente chi sta leggendo questo post);
3) non ha messo il punto sei per controllare se siamo attenti mentre leggiamo questa stronzata, poi, quando la rileggiamo per dimostrare che comunque un po' di attenzione la facciamo, ci dà del cretino.
Non so a chi sia abituata questa bimbetta, ma a giudicare dalla firma direi che siamo nel campo dei bimbiminkia e affini, ma forse sarebbe meglio riflettesse un po' di più prima di postare a vanvera...
mercoledì 28 luglio 2010
Se hai solo un martello, tutto sembrerà un chiodo
Da diverso tempo si sta discutendo, in salotti sicuramente più importanti del mio umile angolino, se sia meglio un libro cartaceo, oppure la sua versione in formato elettronico, letta da un ebook-reader.
Se mi permettete vorrei porvi una domanda alternativa: è meglio una mela, oppure una crostata di mele?
Certo che sono due cose diverse: una è naturale, anche se richiede moltissimo lavoro (nascosto) per farla crescere, maturare, per raccoglierla e portarla sulla vostra tavola; la seconda richiede ancora più lavoro, perché la mela va presa, lavata, sbucciata, messa sulla torta (che avrete dovuto ovviamente preparare), eccetera.
Insomma, sono due cose diverse.
E allora per quale motivo si dovrebbe fare un paragone tra due cose così diverse?
Il libro è una cosa, l'e-book è un'altra.
I contesti in cui si può fruire di una cosa o dell'altra sono diversi, le possibilità sono diverse, le sensazioni finali sono, anche se di poco, diverse.
Con un libro posso leggere dove mi pare, purché ci sia luce sufficiente, sentire il crepitio della carta, il frusciare delle dita sulle pagine; posso inserire un dito e riflettere su un passaggio particolarmente evocativo. Con l'e-book no.
Con il libro elettronico posso portarmi in vacanza (o a scuola, e questo dovrebbe far riflettere), centinaia, migliaia di libri senza avvertirne il peso fisico. Posso iniziare decine di libri (magari per studiarli) e riprendere la lettura di ognuno senza dovere ricordare a quale pagina sono arrivato o a inserire decine di segnalibri. Posso fare ricerche incrociate tra libri diversi, posso fare annotazioni senza rovinare il "libro fisico". Posso scaricare da internet il giornale del giorno e vedere contenuti aggiuntivi (fotografie, video, audio). Con il libro "normale" no.
E allora per quale motivo farsi la guerra?
Secondo il mio modesto parere, le due incarnazioni dell'oggetto "libro" (cartaceo ed elettronico) possono, anzi dovrebbero, convivere serenamente.
Pensate al vantaggio da parte degli studenti di portarsi dietro UN solo reader da circa mezzo chilo pieno di TUTTI i libri che gli servono, invece che le decine di chili dei pochi che servono nella giornata.
Pensate alla comodità di partire per le vacanze con TUTTI i vostri libri, senza dovere decidere quale portare.
E alla sera, quando andate a letto potrete decidere se leggere il libro su carta, tenendo accesa l'abat-jour, oppure utilizzare il reader con una luce tenue, soffusa, che non infastidisce il vostro partner (vita vissuta, ragazzi!)
La sicurezza
Naturalmente c'è il rovescio della medaglia: gli Editori sono giustamente terrorizzati da una tecnologia che è in grado di copiare senza la minima perdita di qualità, per un numero infinito di volte il frutto del proprio lavoro, e molti tendono a rifiutarla.
Sono convinto però che non accettare nuove soluzioni, possa solo portare a nuovi mali, come diceva Bacone (ho usato Wikiquote: su carta, senza sapere l'autore, ci avrei messo giorni): rifiutare i vantaggi della nuova tecnologia, è come buttare il bambino con l'acqua sporca, rinunciare ai tanti vantaggi per il rischio di pochi svantaggi (pochi ma, devo riconoscerlo, gravi).
Da informatico posso assicurarvi che una soluzione verrà trovata, prima o poi: qualcuno troverà il modo, il sistema, l'algoritmo, il chip necessario per proteggere l'investimento di coloro che un libro lo generano.
E, temo, qualcun altro troverà il modo per girare intorno alla protezione, ma questo è un altro problema... :-)
Se mi permettete vorrei porvi una domanda alternativa: è meglio una mela, oppure una crostata di mele?
Certo che sono due cose diverse: una è naturale, anche se richiede moltissimo lavoro (nascosto) per farla crescere, maturare, per raccoglierla e portarla sulla vostra tavola; la seconda richiede ancora più lavoro, perché la mela va presa, lavata, sbucciata, messa sulla torta (che avrete dovuto ovviamente preparare), eccetera.
Insomma, sono due cose diverse.
E allora per quale motivo si dovrebbe fare un paragone tra due cose così diverse?
Il libro è una cosa, l'e-book è un'altra.
I contesti in cui si può fruire di una cosa o dell'altra sono diversi, le possibilità sono diverse, le sensazioni finali sono, anche se di poco, diverse.
Con un libro posso leggere dove mi pare, purché ci sia luce sufficiente, sentire il crepitio della carta, il frusciare delle dita sulle pagine; posso inserire un dito e riflettere su un passaggio particolarmente evocativo. Con l'e-book no.
Con il libro elettronico posso portarmi in vacanza (o a scuola, e questo dovrebbe far riflettere), centinaia, migliaia di libri senza avvertirne il peso fisico. Posso iniziare decine di libri (magari per studiarli) e riprendere la lettura di ognuno senza dovere ricordare a quale pagina sono arrivato o a inserire decine di segnalibri. Posso fare ricerche incrociate tra libri diversi, posso fare annotazioni senza rovinare il "libro fisico". Posso scaricare da internet il giornale del giorno e vedere contenuti aggiuntivi (fotografie, video, audio). Con il libro "normale" no.
E allora per quale motivo farsi la guerra?
Secondo il mio modesto parere, le due incarnazioni dell'oggetto "libro" (cartaceo ed elettronico) possono, anzi dovrebbero, convivere serenamente.
Pensate al vantaggio da parte degli studenti di portarsi dietro UN solo reader da circa mezzo chilo pieno di TUTTI i libri che gli servono, invece che le decine di chili dei pochi che servono nella giornata.
Pensate alla comodità di partire per le vacanze con TUTTI i vostri libri, senza dovere decidere quale portare.
E alla sera, quando andate a letto potrete decidere se leggere il libro su carta, tenendo accesa l'abat-jour, oppure utilizzare il reader con una luce tenue, soffusa, che non infastidisce il vostro partner (vita vissuta, ragazzi!)
La sicurezza
Naturalmente c'è il rovescio della medaglia: gli Editori sono giustamente terrorizzati da una tecnologia che è in grado di copiare senza la minima perdita di qualità, per un numero infinito di volte il frutto del proprio lavoro, e molti tendono a rifiutarla.
Sono convinto però che non accettare nuove soluzioni, possa solo portare a nuovi mali, come diceva Bacone (ho usato Wikiquote: su carta, senza sapere l'autore, ci avrei messo giorni): rifiutare i vantaggi della nuova tecnologia, è come buttare il bambino con l'acqua sporca, rinunciare ai tanti vantaggi per il rischio di pochi svantaggi (pochi ma, devo riconoscerlo, gravi).
Da informatico posso assicurarvi che una soluzione verrà trovata, prima o poi: qualcuno troverà il modo, il sistema, l'algoritmo, il chip necessario per proteggere l'investimento di coloro che un libro lo generano.
E, temo, qualcun altro troverà il modo per girare intorno alla protezione, ma questo è un altro problema... :-)
venerdì 16 luglio 2010
Concorrenza anche nelle ferrovie italiane
Mi sembra un'ottima notizia.
La società Arenaways, società Italianissima, è la prima concorrente diretta delle nostre Ferrovie dello Stato.
Per adesso parliamo di una decina di collegamenti tra Torino Porta Susa e Milano Porta Garibaldi, coperti in un'ora e mezza circa con mezzi estremamente eleganti e confortevoli, costruiti in Polonia, ma ideati nel nostro Piemonte (a Biella, per la precisione).

Ovviamente è necessario provarlo sul campo questo servizio, anche per vedere in che modo potrà affrontare gli endemici ritardi che affliggono le nostre FFSS.
Mi piacerebbe fare un giretto fino dai nostri cugini Milanesi, approfittando anche di un prezzo decisamente concorrenziale di circa 17 €.
Se riesco a organizzarmi vi faccio un bel reportage, eh? :-)
Ciau a tutti
La società Arenaways, società Italianissima, è la prima concorrente diretta delle nostre Ferrovie dello Stato.
Per adesso parliamo di una decina di collegamenti tra Torino Porta Susa e Milano Porta Garibaldi, coperti in un'ora e mezza circa con mezzi estremamente eleganti e confortevoli, costruiti in Polonia, ma ideati nel nostro Piemonte (a Biella, per la precisione).
Ovviamente è necessario provarlo sul campo questo servizio, anche per vedere in che modo potrà affrontare gli endemici ritardi che affliggono le nostre FFSS.
Mi piacerebbe fare un giretto fino dai nostri cugini Milanesi, approfittando anche di un prezzo decisamente concorrenziale di circa 17 €.
Se riesco a organizzarmi vi faccio un bel reportage, eh? :-)
Ciau a tutti
venerdì 9 luglio 2010
La mia prima recensione!!
Mi spiace essere auto-celebrativo, ma in fondo lo scopo di un blog è proprio quello di innalzare agli onori della cronaca dei signori nessuno come me, no?
Il sito "Corpi Freddi", che si occupa attivamente di letteratura/editoria, ha pubblicato una recensione del mio libro, "Dove la notte inizia".
Quando ho iniziato a scrivere questa storia, che si svolge per due terzi nel sottosuolo, non avevo certo in mente la pubblicazione, al massimo potevo arrivare a qualche decina di amici più o meno vicini; spingendomi oltre potevo vedere di raggiungere gli amici degli amici. E basta.
Invece la cosa è cresciuta: Alberto Giachino, della Graphot (Spoon River) editore, ha voluto credere nel mio lavoro e a quanto pare non ha troppo sbagliato.
La cosa che più mi ha fatto piacere è di avere visto le frecce scoccate dal mio arco colpire in modo tanto preciso.
Marianna de Rossi, infatti, scrive:
E devo anche riconoscere che questo commento in particolare mi ha fatto un grandissimo piacere:
Il sito "Corpi Freddi", che si occupa attivamente di letteratura/editoria, ha pubblicato una recensione del mio libro, "Dove la notte inizia".
Quando ho iniziato a scrivere questa storia, che si svolge per due terzi nel sottosuolo, non avevo certo in mente la pubblicazione, al massimo potevo arrivare a qualche decina di amici più o meno vicini; spingendomi oltre potevo vedere di raggiungere gli amici degli amici. E basta.
Invece la cosa è cresciuta: Alberto Giachino, della Graphot (Spoon River) editore, ha voluto credere nel mio lavoro e a quanto pare non ha troppo sbagliato.
La cosa che più mi ha fatto piacere è di avere visto le frecce scoccate dal mio arco colpire in modo tanto preciso.
Marianna de Rossi, infatti, scrive:
in qualche passaggio ho anche strizzato gli occhi come si fa davanti a qualche scena un po’ raccapricciante di un filmQuindi sono riuscito a spaventarla :-)
E devo anche riconoscere che questo commento in particolare mi ha fatto un grandissimo piacere:
La scrittura di Pippia è semplice, diretta e immediata...Non so se è corretto ringraziare per una recensione, però mia mamma mi ha insegnato l'educazione, e questa prevede che a un complimento, anche se meritato, si risponda sempre con un grazie :-)
lunedì 21 giugno 2010
Viva le mamme!!
Ogni tanto capitano queste notizie che sembrano minori, ma che forniscono diversi spunti di riflessione.
Innanzi tutto vediamo di cosa parliamo.
Due donne, e non poteva essere altrimenti, hanno fatto di necessità virtù e dopo essersi "sganciate" dal mondo del lavoro dipendente, hanno creato una società che si chiama "40 settimane", esattamente come il tempo che impiega un pupo a venire alla luce. Settimana più, settimana meno, ovviamente.
E hanno inventato, tra le altre cose, una maglietta chiamata "Milkshirt",traducibile all'incirca come "maglietta per il latte", che sembra davvero il classico uovo di Colombo: con un ingegnoso meccanismo, la neo-mamma può scoprire l'area interessata e nutrire il pargolo affamato senza esibirsi in imbarazzanti spogliarelli.
Sono convinto che sia un'idea semplicemente ingegnosa, e il vero ingegno si vede nella semplicità, e voglio fare i miei complimenti alle due donne, Paola Ottavis e Silvia Neirotti, sia per l'intelligenza, sia per avere corso il rischio del lavoro indipendente e di avere vinto la scommessa.
Però vorrei fare una piccola riflessione sulla necessità di "nascondere" un atto meraviglioso come quello, da parte di una madre, di allattare al seno il proprio figlio.
Ma che razza di mondo siamo diventati?
Accettiamo tette e culetti esibiti in televisione senza nessun problema, non ci crea imbarazzo bestemmiare come dei turchi davanti ai bambini quando la nostra squadra di calcio perde, non ci facciamo scrupoli a calpestare qualsiasi regola del vivere civile; ma quando vediamo un bambino che succhia la vita direttamente dalla donna che la vita gli ha donato, allora ci sentiamo imbarazzati.
E non sto parlando solo dell'Italia: la scorsa estate, a Madrid, davanti alla Maya Desnuda di Goya, una signora è stata invitata a uscire, perché aveva osato "desnudare" un seno per allattare il proprio piccolo. Ma ovviamente nutrire un bambino non è arte...
Una cosa simile è successa a una signora a Roma.
Spesso mi chiedo se la nostra società civile è davvero così "civile"...
(Fonte: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/costume/articolo/lstp/250022/)
Innanzi tutto vediamo di cosa parliamo.
Due donne, e non poteva essere altrimenti, hanno fatto di necessità virtù e dopo essersi "sganciate" dal mondo del lavoro dipendente, hanno creato una società che si chiama "40 settimane", esattamente come il tempo che impiega un pupo a venire alla luce. Settimana più, settimana meno, ovviamente.
E hanno inventato, tra le altre cose, una maglietta chiamata "Milkshirt",traducibile all'incirca come "maglietta per il latte", che sembra davvero il classico uovo di Colombo: con un ingegnoso meccanismo, la neo-mamma può scoprire l'area interessata e nutrire il pargolo affamato senza esibirsi in imbarazzanti spogliarelli.
Sono convinto che sia un'idea semplicemente ingegnosa, e il vero ingegno si vede nella semplicità, e voglio fare i miei complimenti alle due donne, Paola Ottavis e Silvia Neirotti, sia per l'intelligenza, sia per avere corso il rischio del lavoro indipendente e di avere vinto la scommessa.
Però vorrei fare una piccola riflessione sulla necessità di "nascondere" un atto meraviglioso come quello, da parte di una madre, di allattare al seno il proprio figlio.
Ma che razza di mondo siamo diventati?
Accettiamo tette e culetti esibiti in televisione senza nessun problema, non ci crea imbarazzo bestemmiare come dei turchi davanti ai bambini quando la nostra squadra di calcio perde, non ci facciamo scrupoli a calpestare qualsiasi regola del vivere civile; ma quando vediamo un bambino che succhia la vita direttamente dalla donna che la vita gli ha donato, allora ci sentiamo imbarazzati.
E non sto parlando solo dell'Italia: la scorsa estate, a Madrid, davanti alla Maya Desnuda di Goya, una signora è stata invitata a uscire, perché aveva osato "desnudare" un seno per allattare il proprio piccolo. Ma ovviamente nutrire un bambino non è arte...
Una cosa simile è successa a una signora a Roma.
Spesso mi chiedo se la nostra società civile è davvero così "civile"...
(Fonte: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/costume/articolo/lstp/250022/)
giovedì 17 giugno 2010
Scrittura Creativa: Tabula Rasa
Ciao a tutti,
la settimana scorsa ho terminato la stesura della bozza per il mio nuovo lavoro, dal titolo provvisorio-ma-probabilmente-definitivo, di "Tabula Rasa".
In questo romanzo ho voluto provare a mettere un po' più di azione nel racconto, e per questo motivo i protagonisti principali sono i "giovani" della squadra, Federica Conte e Giacomo Rizzo (in rigoroso ordine alfabetico).
Si verificano alcuni attentati, all'inizio "mascherati" ma non troppo da incidenti, in luoghi legati all'Unità d'Italia, e questo fa capire ai nostri eroi che un'organizzazione sta cercando di arrivare nelle stanze della politica per fare pulizia.
Affiancati da Tony Caruso, collega di Trapani, arriveranno a Roma per cercare di sventare l'attentato finale. E dovranno guardarsi sia dai killer dei congiurati, sia dai loro stessi colleghi, perché i membri della Comunanza sono infiltrati ovunque, e non è possibile capire di chi ci si può fidare.
Adesso la palla passa ad Alberto, l'editore, che dovrà leggere la prima stesura, stroncarmela come sempre proponendo milioni di modifiche, e soprattutto obbligandomi a cercare un titolo alternativo, visto che di certo "Tabula Rasa" non gli piacerà :-)
Ma è tanto un bravo ragazzo, per cui cercherò di accontentarlo...
Alla prossima
venerdì 14 maggio 2010
Creatini: Wilkinson
Poche parole: non ce n'è bisogno...
Non capisco se il creatino è chi ha inventato questa roba, oppure se chi l'ha tradotta...
sabato 3 aprile 2010
CreatiVi: Emanuele Pirella
Visto che in questo blog si parla ogni tanto anche di pubblicità, con la P minuscola, il mio amico Gianlu(ca) mi ha fatto notare che è buona cosa dire due parole anche su un artista scomparso da poco, e che con il suo lavoro ha fatto diventare maiuscola l'iniziale.
Emanuele Pirella alla maggior parte dei miei lettori potrà dire poco, ma per farvi capire il suo spessore mi basterà dire due frasi che ha inventato e reso celebri:
"Nuovo? No, lavato con Perlana"
"O così o pomì"
Alzi la mano chi non ha usato queste frasi almeno una volta nella vita al di fuori della pubblicità! :-)
Sue anche la meravigliosa pubblicità con il lato "B" della Hunziker (così dice la leggenda) e la scritta "Chi mi ama mi segua" e l'idea geniale di utilizzare il proprietario di un'azienda per pubblicizzarla (Giovanni Rana).
Grazie Emanuele, e cerca di mandare un po' di sale nella zucca dei tanti creatini che infestano il TUO mondo! :D
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