venerdì 14 maggio 2021

I Veganti - Preambolo

 Ciao a tutti e a tutte, e non in questo ordine,

forse qualcuno si sarà accorto che abbiamo vissuto un periodo estremamente particolare, qualcosa che sicuramente negli anni a venire sarà ricordato come "la pandemia del venti", o qualcosa del genere legato all'anno.

Tutti chiusi in casa, i vicini che si trasformano improvvisamente in nemici, gesti normali che diventano pericolosissimi. Insomma, abbiamo vissuto qualcosa di veramente terribile.

Per mia fortuna io l'ho vissuto in modo leggermente diverso, perché lo smart working, come viene erroneamente chiamato questo modo di lavorare, io lo pratico già da diversi anni, ogni volta che posso: mi alzo alle 7:45 e alle 8:00 sono a lavorare, compresa puntata in bagno e colazione. Cosa si può desiderare di meglio?!

Inoltre, la lunga pausa mi ha permesso di concludere ben due lavori: di uno ne parlo in altra sede, mentre oggi vorrei parlarvi di questo piccolo esperimento.

I veganti.

Si tratta di un esperimento, come vi dicevo prima, per vedere se riesco a utilizzare registri che non siano strettamente quelli del giallo e del thriller. In questo caso, infatti, parliamo di horror comico, che è un genere decisamente poco conosciuto.

L'idea nasce da un'idea legata a un certo tipo di persone e alle loro scelte, e dall'intuizione di un possibile parallelo con una epidemia. Non voglio dirvi molto di più, se non che ho deciso di regalarvi questa storia.

Eh sì: ve la regalo per diversi motivi. Per prima cosa si tratta di un racconto lungo, o romanzo breve, per cui non è facilmente commerciabile; e poi si allontana parecchio non solo dal mio stile abituale, ma anche dalle regole di composizione di un lavoro destinato al pubblico.

Per questo motivo pubblicherò un capitolo ogni settimana, al venerdì magari, in modo che abbiate un'intera settimana per abituarvi, per farvi venire la curiosità, oppure per insultarmi.

Fate voi, sapete che sono di larghe vedute.

Un abbraccio

mercoledì 9 dicembre 2015

L'SQL senza l'SQL

SQL, da pronunciare rigorosamente siquel, è l'acronimo di Structured Query Language.
È uno strumento fondamentale per interrogare e fare manutenzione del Data Base sulla maggior parte delle piattaforme software: DB2, Windows, Linux comprendono strumenti per utilizzare questo linguaggio. Ci sono piccole differenze di sintassi, ma nulla che non si possa superare con un minimo di attenzione.

Chi si occupa di manutenzione software, e ha bisogno di uno strumento veloce per analizzare un archivio, per fare ricerche, per controllare informazioni e fare modifiche "al volo", deve saperlo utilizzare, almeno per quanto riguarda le funzioni base.

Un caso plausibile

Ora, provate a immaginare una situazione come questa: il consulente arriva dal cliente, dotato di un sistema iSeries, fa un po' di analisi della situazione, e vede che deve modificare sull'anagrafico Clienti un campo che chiameremo "flag di cliente vecchio", per tutti quelli che non hanno ordini nell'ultimo anno.
Ovviamente il nostro consulente sa che per fare questo è sufficiente lanciare un unico comando SQL, qualcosa del genere

Update Clienti set Cliente_Vecchio='S'
where Codice_Cliente not in 

(Select Codice_Cliente from Ordini where data >= data_di_un_anno_fa)

Non è dei più semplici, ma in pratica mette il flag su tutti i clienti il cui codice NON compare nella lista estratta dal comando in parentesi, che contiene tutti i codici cliente che hanno un ordine a partire dalla data di un anno fa.
Più semnplice da capire che da spiegare :-)

Ora però il nostro consulente va sulla riga comandi, scrive STRSQl (start SQL) e riceve il messaggio: "SQL for DB2 not installed".

Accidenti, e adesso?

Ovviamente si dovrà scrivere un programma, sempre che il cliente abbia installato il compilatore RPG o Cobol, a seconda delle capacità specifiche del professionista.

Soluzione alternativa (e divertente)

Oppure si può risolvere in un modo più elegante e tutto sommato divertente, basta avere installato sul proprio PC il modulo Operation Navigator nella sua versione completa.

Selezionate la vostra macchina nella lista a sinistra, aprite il gruppo Database, quindi cliccate con il pulsante destro del mouse sul nome della macchina: si aprirà un menù contestuale come nell'immagine.
Selezionate Esegui script SQL...

Comparirà un pannello simile a quello riportato qui sotto, nel quale potete già vedere alcune cose interessanti: vediamole.

Innanzi tutto, nella parte superiore potete inserire un qualsiasi comando SQL, che verrà eseguito sul sistema iSeries selezionato. Dovete solo fare attenzione a scrivere i nom delle Tabelle nel formato libreria.tabella e non con quella standard dell'AS/400 con la barra tra nome della libreria e nome del file.


Una volta selezionato il pulsante  Esegui script, una piccola clessidra, vedrete il risultato nella parte inferiore, con tutti i campi scelti nella clausola select.






Conclusioni

Questa funzione permette di fare un sacco di cose, oltre all'esecuzione pura e semplice di uno script, per esempio la possibilità di salvare un comando dentro un file di testo, per poterlo riutilizzare sempre qui oppure sull'iSeries, con un semplice taglia-incolla.

Vi ho incuriositi?
Lo spero, e vi invito a usare questo "trucchetto": fatemi sapere le vostre opinioni e se scoprite qualcos'altro, fatemelo sapere, così potrò aggiungerlo qui (ovviamente prendendomene il merito... :-D)

Un abbraccio

lunedì 7 dicembre 2015

iSeries e chiavette USB

Non so quanti di voi abbiano mai pensato: "Ma a cosa servono tutte quelle prese USB sull'AS/400 se poi non si possono utilizzare?!"

Bene, le cose non stanno esattamente così, se avete un Power7 e almeno la V7R1.

Vi faccio la versione breve:

1) prendete una chiavetta USB (o un disco con porta USB, come volete)
2) controllate che il valore di sistema QAUTOCFG sia impostato a "1"
3) inserite la chiavetta (o il disco, ma da qui in avanti parliamo di chiavetta), nella porta USB
4) aspettate qualche secondo, quindi controllate che il device RMS01 esista
5) lanciate INZOPT NEWVOL('USB01') DEV(RMS01) CHECK(*NO) MEDFMT(*UDF)

Da questo momento in avanti, la vostra chiavetta (che ovviamente sarà stata "pulita" dall'inizializzazione) potrà essere usata come device di salvataggio di QUALSIASI cosa, basterà utilizzarla come unità ottica riscrivibile.
Quindi SAVLIB, SAVOBJ, SAVSYS.
Ovviamente, se RMS01 non vi piace, nessuno vi vieta di ridenominarlo come USB01.

Inoltre, essendo un device accessibile da IFS, potrete utilizzarlo come target IMGCLG, quindi, tanto per fare un esempio, potrete creare un IMGCLG sulla chiavetta, definendolo come "virtual tape", e farci i vostri preziosissimi salvataggi serali, quadagnandoci in velocità e sicurezza.

Solo la fantasia può frenarvi, a questo punto!

Aggiungo che la chiavetta, formattata in questo modo, sarà perfettamente leggibile anche da PC e da MAC.

Cosa volete di più?

mercoledì 5 agosto 2015

Qualche trucco con le DS #2

Ieri vi ho raccontato cosa sono le DS qualificate, lasciandovi con la promessa di un altro trucchetto divertente. Siccome sono una persona di parola, eccomi qui :-)

Riprendiamo l'esempio con le due DS dell'esempio di ieri:

DDataGMA           DS               Qualified
D Giorno                       2S 0
D Mese                         2S 0

D Anno                         4S 0
DDataAMG           DS               Qualified
D Anno                         4S 0
D Mese                         2S 0

D Giorno                       2S 0


Essendo entrambe qualificate, i nomi dei campi possono essere duplicati.
Vi avevo anche messo un semplice esempio di come possono essere utilizzati: rivediamolo.

//free
    DataAMG = DataDaInvertire;
    DataGMA.Anno = DataAMG.Anno;
    DataGMA.Mese = DataAMG.Mese;
    DataGMA.Giorno = DataAMG.Giorno;
    DataInvertita = DataGMA;
//end-free


Ma qui scatta il giochino interessante.
Nel linguaggio COBOL esiste un codice operativo chiamato MOVE CORR che sposta tra due strutture dati i campi che hanno lo stesso nome. Cominciate a intravedere la possibilità?
Bene, nel linguaggio RPG non esisteva un codice operativo simile, fino a quando non è arrivato l'ILE. Grazie al codice EVAL-CORR diventa possibile scrivere l'istruzione sopra in un modo ancora più semplice:


//free
    DataAMG = DataDaInvertire;
    Eval-corr DataGMA = DataAMG;
    DataInvertita = DataGMA;
//end-free

Non male, vero?
Il fatto è che, a differenza di uno spostamento tra due DS generiche, questo comando permette di spostare SOLO i campi che esistono in entrambe le DS: se ci sono delle differenze, i campi o non vengono spostati perché mancanti nella DS di arrivo, oppure rimangono vuoti per ché mancanti nella DS di partenza.
Occorre prestare attenzione ai campi presenti nella DS di arrivo e non in quella di partenza, perché in quel caso vengono inizializzati a "NULL", valore che potrebbe non essere voluto. Eventualmente potete far precedere il EVAL-CORR da un RESET della DS.

Qui ho usato la codifica in formato free, ma si può usare anche con la solita forma a tracciato fisso.

Provateci e divertitevi :-)

martedì 4 agosto 2015

Qualche trucco con le DS #1

Tutti i programmatori RPG conoscono e usano con profitto le Strutture Dati.
Queste infatti danno la possibilità di impostare i dati in modo organizzato, e di accedere alle informazioni con semplicità, riferendosi o al singolo campo, o all'intera struttura.

Vediamo un esempio piuttosto semplice

DDataGMA           DS              
D Giorno                       2S 0
D Mese                         2S 0

D Anno                         4S 0

Qui possiamo fare riferimento ala DS "DataGMA" per passarla come parametro a un altro programma (che ovviamente dovrà riceverla e avere una DS uguale), oppure riferirci ai suoi campi interni, o sottocampi.

Una cosa da tenere presente è che nell'RPG ILE, i campi devono essere univoci, per cui in un'altra DS non potremo avere un altro campo che si chiama "ANNO".

A meno che non usiamo un trucchetto simpatico e, a mio avviso, molto utile, che ci permetterà per prima cosa di rendere più comprensibili i nostri programmi, e per seconda di utilizzare un codice operativo nuovo (nell'RPG) che arriva direttamente dal cugino COBOL.

Ma andiamo con ordine: come facciamo a definire gli stessi campi in due DS diverse?
Semplicemente mettendo, a livello della definizione della DS, nell'area dedicata alle parole chiave, il comando QUALIFIED.
Questa istruzione ha l'unico difetto di obbligarci di riferirci ai vari campi indicando anche di quale DS fanno parte.

Quindi supponiamo di avere, oltre alla DS indicata prima, quest'altra:

DDataAMG           DS               Qualified
D Anno                         4S 0
D Mese                         2S 0

D Giorno                       2S 0

Entrambe devono avere la dicitura "qualified", ovviamente.
Bene, e ora?

Ora possiamo scrivere questo:

//free
    DataAMG = DataDaInvertire;
    DataGMA.Anno = DataAMG.Anno;
    DataGMA.Mese = DataAMG.Mese;
    DataGMA.Giorno = DataAMG.Giorno;
    DataInvertita = DataGMA;
//end-free

Mi sembra molto chiaro cosa stiamo facendo, no?

Se invece di una data trattiamo con dati anagrafici, per esempio, potremmo avere una DS come questa:

DCliente           DS               Qualified  
D Cognome                     50A 
D Nome                        30A

D DataDiNascita               8S 0  

A questo punto, nel nostro programma potremo riferirci (dovremo, n realtà), riferirci ai vari campi come

Cliente.cognome
Cliente.nome
Cliente.DataDiNascita  

Già questo è piuttosto interessante, ma c'è una cosetta che può tornarci molto utile: il fatto che i campi di una DS possono riferirsi a un'altra DS.
Detta così sempra una fesseria, ma provate a pensare alla DS del Cliente in questo nuovo modo:

DCliente           DS               Qualified  
D Cognome                     50A 
D Nome                        30A

D DataDiNascita                     LikeDs(DataAMG)
 Uhm, mi sembra di vedere la perplessità sui vostri volti, e una domanda sul vostro crapino: "Bello, ma a cosa serve?".
Diciamo che, anche se non indispensabile, permette di riferirsi ai vari campi in questo modo:

Cliente.Cognome
Cliente.Nome
Cliente.DataDiNascita.Anno
Cliente.DataDiNascita.Mese
Cliente.DataDiNascita.Giorno

Ridondante? Forse, anzi probabilmente lo è. Ma sfido chiunque a NON capire a cosa si riferisca un campo che si chiama Cliente.DataDiNascita.Anno!
Sempre meglio di CLDNA, tanto per dire :-)


Naturalmente qui potrete sbizzarrirvi come preferite.
 Giocateci un po' e vedrete quante belle cose si possono fare.

Domani vi racconto di quello che si può fare con due DS qualificate.  

giovedì 2 luglio 2015

L'SQL senza l'SQL, parte terza

Come vi avevo promesso nella scorsa puntata, voglio ancora parlarvi di una funzione piuttosto interessante del modulo "Script SQL" presente nell'Operation Navigator.

Salvare i risultati

Normalmente l'SQL viene utilizzato come strumento di analisi e di modifica "al volo" dei data base.
Ma come possiamo fare se desideriamo salvare il risultato di un'estrazione?

La cosa, come vedremo, è piuttosto semplice e permette di ottenere un discreto risultato.

Per prima cosa, osservate la barra menù nella parte superiore, e trovate la voce Opzioni. Cliccateci, e verificate che il nome "Consenti salva risultati" sia flaggato con un segno di spunta a sinistra. Se non lo è, ovviamente, cliccateci.

Adesso preparate il vostro comando SQL, magari utilizzando il "wizard" di cui abbiamo parlato la scorsa volta, ed eseguitelo premendo ctrl-R, oppure il tasto a forma di clessidra nella barra dei comandi.
Nella parte inferiore apparirà il risultato.

A questo punto parte la cosa divertente: premete con il tasto destro del mouse, e scegliete Salva risultati, oppure premete ctrl-S, e vi comparirà uno schermo simile a quello riportato qui sotto.


Mi sembra che ci sia pochissimo da spiegare, no?

Come al solito vi invito a giocare con questa soluzione, e a farmi sapere cosa ne pensate.

Alla prossima

lunedì 29 giugno 2015

L'SQL senza l'SQL, parte seconda

Come spesso capita, l'appetito vien mangiando, e giocando con l'applicazione di cui abbiamo parlato nello scorso post, sono saltate fuori alcune opzioni interessanti.

Una mano nella creazione del comando

Come avviene anche nella versione "a caratteri" dell'SQL, è possibile richiedere un ausilio alla creazione del comando da eseguire.
Posizionatevi nella parte superiore del pannello, e premete il tasto standard per la richiesta del "prompt" su iSeries, l'F4. Vi si aprirà una nuova applicazione che, in modo molto semplice, vi guiderà nella selezione della libreria, del file, dei campi da selezionare, delle condizioni where, di raggruppamendo e di ordinamento. Potrete scegliere tra SELECT, INSERT, UPDATE e DELETE, quindi, praticamente, su tutto quello che vi può servire.
Per tutti gli altri comandi (create, drop, eccetera) non c'è un ausilio, ma sono comunque supportati.

Una funzione interessante è il Unisci Tabelle, che si attiva nel caso ci siano più tabelle selezionate.


Mediante questo piccolo pannello, è facile selezionare i campi di unione tra i due (o più) file, e stabilire il tipo di unione mediante il comodo "combo", oppure con il tastino "tipi di unione...", che permette di comprendere meglio il "modo" con cui l'SQL unirà le due tabelle.

Notate che, man mano che compilate il comando, questo si compone nella parte inferiore, in modo che possiamo tenere sotto controllo quello che stiamo facendo.

Conclusioni

Ecco un altro motivo per preferire questo sistema al "vecchio" (ma sempre valido, per carità!) terminale a caratteri.
Giocateci e divertitevi, domani vi scriverò un'altra interessante funzione di questo modulo.

Un abbraccio

venerdì 3 aprile 2015

La sindrome della sinistra

No, niente politica, per carità!

Politica, fede calcistica, miti musicali e gusti sessuali sono argomenti sui quali è facilissimo scivolare e battere la testa, scatenando un putiferio di "io ho ragione!", "no, ho ragione io!", "ma io ho più ragione di te!" che non concludono nulla.

La "sindrome della sinistra" di cui volevo parlarvi, è una nuova malattia che, a quanto pare, colpisce gli automobilisti.
La potete facilmente notare viaggiando su una strada qualsiasi, che abbia una dimensione tale da permettere a due vetture di procedere affiancate. Indipendentemente dalla presenza o meno della riga di separazione tra le corsie, che quanto meno potrebbe giustificare il comportamento di cui vi sto parlando, molto automobilisti tendono a viaggiare in prossimità del centro della carreggiata.

Per quale motivo, mi chiedo?
Be', volendo essere generosi, ci sono diversi motivi:

  1. a destra ci sono le macchine parcheggiate e, spesso, quelle in seconda fila;
  2. visto che stanno tutti a destra, stando a sinistra ho una visuale migliore;
  3. uhm...
Finiti i numerosi motivi, direi.
Sul fatto delle macchine in seconda fila, purtroppo hanno pure ragione.
Sul secondo punto, invece, direi proprio di no: se non altro perché sono TUTTI a sinistra!

E se questo capita nelle strade larghe, ma "monocorsia", la follia regna sovrana in quelle dove ci sono due, tre o addirittura quattro corsie, ben segnalate.
Se le corsie sono due, a destra ci sono i camion e a sinistra le macchine. E va bene.
Se sono tre, cioè la maggioranza delle autostrade e delle tangenziali, si assiste a questo fenomeno:
  • nella corsia di destra i camion più veloci e pochi furgoni;
  • nella corsia centrale le macchine meno veloci e quasi tutti i furgoni;
  • nella corsia di sinistra tutti gli altri.
Ora, poiché di macchine "meno veloci" sono rimaste solo le vecchie Panda, le Uno e qualche Centoventisette, questo vuole dire che nella corsia di sinistra ci sono praticamente tutte le vetture presenti nella strada. E tutte in coda!
Lo potete verificare in qualsiasi momento, facendo un giro.

Ma, e qui scatta la follia, questo fenomeno si verifica anche quando, di sabato e domenica, i camion nella corsia di destra NON CI SONO!
Meraviglioso: si vedono macchine tranquille in centro, macchine veloci a sinistra, e la corsia di destra perfettamente sgombra!

A questo punto parte il divertimento: viaggiare nella corsia di destra diventa estremamente fluido, senza grossi problemi (se trovate una Uno, basta sorpassarla normalmente, visto che la corsia centrale è comunque piuttosto libera), e anche rilassante.
Prima di scatenare dibattiti e denunce per incitamento alla ribellione, voglio ricordarvi che è vero che è vietato il sorpasso a destra, ma il "sorpasso" è, tecnicamente, essere dietro a una vettura, spostarsi di corsia, superarla e tornare nella corsia di prima; se procedete in una corsia senza spostarvi, NON si parla di sorpasso, ma superamento o sfilamento ;-)

Provate, e fatemi sapere.

Ciao, e alla prossima

domenica 13 luglio 2014

Le caratteristiche dei musicisti

Batterista

È la base ritmica di qualunque gruppo moderno. Deve sapere andare a tempo, sia sui pezzi veloci che su quelli lenti, infilare qualche "carineria" ogni tanto, e sapere far frullare le bacchette tra le dita.

 

Bassista

Insieme al batterista costituisce la base ritmica del gruppo, e fa da collegamento tra il ritmo e la melodia, fornendo la base tonale del pezzo. Deve essere preciso come il batterista e saper fare qualche piccolo assolo. Non troppi però. Ottimo se riesce a cantare qualche coro.

 

Chitarrista

È l'anima del gruppo.Deve conoscere gli accordi per poter fare accompagnamento, ma non è indispensabile; quando fa "i solo" deve essere veloce e preciso, ma anche se sbaglia qualcosa è comunque coperto dalla distorsione, e se è abbastanza bravo, l'errore diventa "stile".

 

Cantante

Di solito è anche il "front line man" del gruppo, quello che va avanti e indietro toccandosi l'inguine per fare scena. Ovviamente deve sapere cantare, con un'estensione decente, e magari anche suonare un po' di chitarra, ma non è indispensabile.

 

Tastierista

È necessario che il suo set di suoni comprenda un ottimo pianoforte classico, che deve saper suonare come Pollini, un Honky Tonk da usare come e meglio di Keith Emerson, un piano elettrico col quale emulare Ray Charles, strings che simulino il meglio possibile la London Simphony Orchestra oppure Uto Ughi a seconda del contesto, tappeti di pad uguali (uguali, non simili) a quelli di Vangelis (almeno un paio di dozzine), fiati che siano il più possibile uguali a quelli della Blues Brother Band.
Ovviamente in alcuni brani questi suoni devono essere utilizzati contemporaneamente, o almeno a gruppi di tre o quattro per volta. Il concetto "ho solo due mani" non è una scusa accettabile.
Deve conoscere le proprie tastiere fino all'ultimo bit, collegarle con un PC (meglio un Mac) che lo aiuti a preparare le basi indispensabili per il suo lavoro, visto che "ho solo due mani" sarà anche una scusa poco accettabile, ma è comunque un limite fisico difficilmente superabile.
Deve arrivare per primo ai concerti perché ha un sacco di roba da montare, ma per fortuna, dopo averle montate, non deve accordarle, così può lasciare il posto agli elementi importanti del gruppo (vedi sopra).
Spettacolo non ne fa molto, perché è bloccato dietro alle tastiere (in realtà anche il batterista, ma anche questa NON è una scusa accettabile). Esistono tastiere da portare a tracolla, ma si possono utilizzare solo per fare qualche mini assolo: poi deve tornare al suo posto, per lasciare il palco a cantante, chitarrista e bassista.
In realtà il tastierista non ha grande utilità, se non per rari momenti. E poi, tanto, suona con le basi.

sabato 8 marzo 2014

OttoMarzoFestaDellaDonna

Otto Marzo, festa della donna.
Ormai è una specie di modo di dire, si pronuncia tutto di seguito, fateci caso: "ottomarzofestadelladonna".
Così, senza pause.

Personalmente la trovo una "festa" un po' inutile, specialmente per come viene normalmente vissuta da molte (non tutte) le rappresentanti del gentil sesso. Ubriacature, spogliarelli, altre stronzate di questo genere, come se essere "emancipate" sia uguale a essere "volgari".
Ovviamente non tutti si comportano così: qualcuna, anche se sbagliando, ricorda che si tratta della commemorazione di una tragedia (nel 1911 un incendio in una fabbrica di camicie uccise 123 donne e23 uomini), e che, a parte questo piccolo errore che comunque ci può stare, è un'occasione per ricordare le tante lotte che le donne hanno fatto per riuscire a essere considerate qualcosa di più che fattrici, amanti e lavoratrici domestiche a basso costo.

Quello che mi chiedo è: c'è proprio bisogno di una "festa" per ricordare che una buona metà della popolazione ha dei diritti che non vengono rispettati?
Probabilmente non basta la cronaca giornaliera, che parla di una media di due donne al giorno che vengono picchiate, violentate, uccise da uomini che, subito prima, le hanno guardate negli occhi e gli hanno detto "ti voglio bene", se non addirittura "ti amo". Non basta, perché quelle sono cose che capitano agli altri, lontano dalla nostra normale realtà quotidiana, come i bambini che muoiono di fame in Africa, o i "ninos de rua" in Brasile, o le donne nascoste dai chador che non hanno il diritto di guidare.

E allora, questa festa è necessaria?
La risposta non può che essere "Sì!", con il punto esclamativo.

Ma non l'8 Marzo, non solo.

lunedì 14 maggio 2012

La linea di minor resistenza

Ieri sono stato a una Prima Comunione.

Non essendo cattolico, non sono un grande frequentatore di Chiese e di Parrocchie, ma ho un'idea abbastanza precisa del funzionamento di entrambe grazie alla mia adolescenza passata in Sagrestia, alla Crocetta (Beata Vergine delle Grazie, per essere precisi).

Ieri, però, ci sono entrato e avrei voluto seguire la Messa più per rispetto verso la bambina che si avvicinava a un Sacramento, che per me magari non vuole dire nulla, ma che per lei e per i suoi genitori è importante.
Quindi mi sono preparato con un completo grigio molto normale, sono arrivato una mezz'ora prima dell'inizio della cerimonia, e ho parcheggiato a un paio di isolati per non avere problemi di parcheggio.
Sono entrato e ho trovato posto comodamente al centro della Chiesa, a sinistra.

La Messa è iniziata correttamente alle dieci.
C'era anche un discreto ensemble di coristi accompagnati da un tastierista che sapeva fare il suo mestiere. Peccato per l'acustica che impediva di godersi le melodie.

Dopo un quarto d'ora hanno cominciato ad arrivare i ritardatari, che hanno ben pensato di entrare, arrivare davanti fin quasi all'altare, e lì fermarsi per vedere bene. Ovviamente io non vedevo più nulla, ma questo non è grave, in fondo: in una Prima Comunione non è che ci sia tutto questo spettacolo da vedere! Mi ha irritato il modo di piazzarsi davanti a tutti sbattendosene di chi stava dietro.

Lo spettacolo in realtà lo hanno dato molti dei convenuti: io non sono certo bigotto, e vedere un po' di belle donne mi fa piacere.
Ma entrare in Chiesa con minigonne, vestiti trasparenti, pantaloni attillati e scarpe "da pornostar" (altrimenti come le chiamate voi quelle scarpe con tacco 20 e plateau? Quelle nell'immagine, tanto per capirci), mi è sembrato come minimo fuori luogo.

E non è neanche un problema di bellezza, che oggi di belle donne ce ne sono tante in giro, per cui i casi di minigonna su un centoventi chili non ce n'erano tanti (ma ce n'erano!).

Altra considerazione a lato: molti dei ritardatari se ne sono ovviamente sbattuti l'anima della celebrazione, continuando a chiacchierare, anche se a bassa voce, tra di loro, sorridendosi, salutandosi con cenni e sbaciucchi vari.
Curiosamente però, quando l'officiante ha invitato a pregare con il Padre Nostro, che da qualche tempo si recita atteggiando le mani in posizione della preghiera al Sole Nascente, come la signora indù a destra.
E questo continuando a chiacchierare con gli amici.

Va be', la devozione ognuno la interpreta come crede, no?
Secondo me no, ma mica tutti siamo uguali.

In qualche modo la cerimonia ce la siamo portata a casa, e non mi sono stupito nel vedere molti dei menefreghisti di cui sopra andare a pigliarsi la comunione. E non mi ha stupito neanche quando ho notato che alcuni di questi erano già usciti durante la Messa per farsi una sigaretta.

La coscienza è la loro, e se la sentono pulita, non posso che invidiarli.

Quando sono uscito ho guardato la situazione traffico (la Chiesa è in una via piuttosto stretta) e ho visto una lunga sequenza di macchine in seconda fila, una tranquillamente messa di traverso sulle strisce, altre infilate in contro senso e sempre in seconda fila.
Naturalmente capisco che ci siano anziani che hanno bisogno di avvicinarsi il più possibile, capisco meno perché, una volta eseguito l'accompagnamento, queste macchine non possano essere parcheggiate un po' pià lontane.
Il proprietario della macchina sulle strisce è arrivato, accompagnato da una taccuta in pantaloni striminziti, e un paio di marmocchi, è salito sulla macchina e, ovviamente, l'ha accesa subito. Poi è rimasto sulle strisce col motore acceso (vorrai mica partire col motore freddo?!), ha aperto i finestrini, li ha richiusi, è sceso, ha chiacchierato ancora con i parenti (tra l'altro dietro alla sua macchina, respirando direttamente la merda che il suo motore produceva).
Nel frattempo sui sedili dietro, oltre ai due mocciosi, una signora di mezz'età sfumazzava allegramente, terminando di riempire di catrame i polmoni dei piccoli.

Ci stiamo facendo fregare da un governo posticcio, figuratevi se abbiamo i coglioni per lamentarci di un imbecille inquinatore.


giovedì 20 ottobre 2011

Pulce non c'è, Gaia sì

Va be', io sono uno che se la prende comoda: il libro di cui vorrei parlarvi è uscito l'anno scorso.
Gaia, l'autrice, e io abbiamo un'amica in comune, Tiziana, che mi aveva anche invitato a una presentazione alla quale, come troppo spesso mi capita, non sono riuscito ad andare.
E mi dispiace parecchio, soprattutto dopo avere letto il libro, perché Gaia dev'essere una persona estremamente interessante.

Cosa si può dire sulla disabilità in generale e sull'autismo in particolare che non sia già stato detto?
Gaia ce lo fa scoprire quasi con leggerezza, raccontando una storia che definire atroce è usare una gentile parafrasi, con il piglio quasi leggero della sorella grande di Pulce, a volte messa un po' in secondo piano, ma che non ne fa troppo una colpa, rendendosi conto della situazione della sorellina.

La storia in poche parole: nella famiglia tutto sommato solida di Pulce, bimba con problemi legati alla sfera dell'autismo (frase complicata, ma più corretta del semplice "autistico", che però preferisco e vorrei usare da qui in avanti) composta da padre, madre e due figlie, che faticosamente era riuscita a trovare un suo equilibrio, arriva improvvisamente la "burocrazia". Nel centro dove viene assistita, Pulce viene sottoposta a quello che si chiama, con involontaria ironia, comunicazione facilitata: in pratica quello che scrive, e che dato il suo "stato" non è esattamente chiaro, viene interpretato da un "esperto".
Il problema nasce nel momento in cui questo esperto "capisce" che Pulce è stata sottoposta ad attenzioni particolari da parte del padre.
I meccanismi perversi della burocrazia innescano una serie di provvedimenti, dei quali la famiglia sulle prime non sa nulla, che iniziano con l'allontanamento coatto di Pulce dalla famiglia, e proseguono con una serie terribile di torture (non ci sono sinonimi) nei confronti di tutti gli elementi, Pulce e sorella compresa.

Il finale, lieto ma non troppo, lascia un po' di amaro in bocca.
Non è il finale la cosa importante, ma la storia E chi l'ha scritta, in modo scorrevole, piacevole anche quando entra in argomenti difficili, e che spinge a proseguire nella lettura.

Se volete leggere un buon libro, che diverte e fa riflettere, che fa incazzare e intenerisce, provate con questo: sono sicuro che non ve ne pentirete :-)

Alla prossima

Mario

lunedì 17 ottobre 2011

Tira una brutta aria #2

Ecco, come volevasi dimostrare nel precedente post, la gente comincia davvero a rompersi le scatole. E dico scatole solo perché, in fondo, sono un signore.

Come tutti sapete sabato scorso (15/10/2011) a Roma, c'è stata una manifestazione di "indignati" , o "indignados" come vengono spesso chiamati.
Fin qui tutto bene, nel senso che un Paese dove ci si può lamentare ha ancora qualche speranza.
Purtroppo, come capita da un po' troppo tempo, la manifestazione pacifica, o comunque violenta solo verbalmente, è stata funestata dai soliti imbecilli bene organizzati che hanno messo "a ferro e fuoco" la nostra Capitale.
Non voglio stare a fare polemiche sulla possibilità di prevenire questi idioti, di isolarli e di metterli nelle condizioni di non fare danno, perché la sicurezza pubblica non è mestiere mio, e probabilmente ci sono considerazioni che non conosco.

Mi sono però positivamente stupito nel vedere molti manifestanti pacifici che hanno cercato di fermare gli stupidi di turno: una signora, per la quale nutro una fortissima simpatia, sebbene trattenuta dal marito che probabilmente valutava le dimensioni dei manganelli in mano agli idioti, cercava di raggiungerli al grido di "Ma diamoje du' pizze a st'impuniti e mannamoli via!".

Per i non avvezzi allo splendido romanesco, la "pizza" in questione non è da mangiare, anche se volendo si piglia direttamente sui denti, ma è la "sberla", lo "scapaccione" che si dà ai bambini cattivi.
Insomma, la signora diceva molto giustamente che se tutti i manifestanti si fossero dilettati nella piacevole attività di pigliare a sberle questi quattro (qualcuno di più) pirla, forse, e dico forse con la sottolineatura, ci avrebbero pensato due volte prima di fare danni.

Tra questi danni anche la ormai famosa distruzione della madonnina.
Personalmente non sono cattolico, per cui per la mia visione della religione quella statua aveva lo stesso valore intrinseco di un nanetto da giardino.
Ma qui parliamo del valore che l'oggetto ha per gli altri. A me non interessa, ma non è detto che quello che non interessa a me non abbia interesse per nessuno.

Si tratta di semplice rispetto, qualcosa che i violenti pretendono ma non hanno intenzione di riconoscere agli altri.

Ultima cosetta a margine: ho molta simpatia, a giorni alterni, per Pannella, radicalmente radicale, che sabato ha provato a mettersi nel corteo, ed è stato preso a insulti e sputi tutt'altro che metaforici.
Ora, al di là della realtà che indica come siano stati i Radicali, all'opposizione ma non troppo, a NON far cadere quel governo contro il quale stavano manifestando, e senza commentare i pallidi, assurdi tentativi di giustificarsi, mi chiedo come sia possibile che una persona di solito attenta alla "piazza" come Pannella non si sia reso conto che la gente è incazzata con TUTTI i politici.
Anche se fosse andato Casini, tanto per dire uno che, senza offesa, ma non ha ancora fatto niente nel bene e nel male, probabilmente l'avrebbero preso a calci nel sedere.

Staremo a vedere, gente

Mario

giovedì 28 luglio 2011

Tira una brutta aria

Non so se capita anche a voi, ma credo proprio di sì.

Da diverso tempo sento sempre più gente incazzata (non ci sono sinonimi in questo caso) nei confronti della cosiddetta "Casta", che ormai tutti fanno coincidere con il termine "politico", in senso generale.
L'opinione più leggera che sento è che "dovrebbero andarsene tutti a casa", ma si arriva anche a minacce più o meno velate di bombe e attentati vari.

Proprio per questo motivo ne ho fatto l'argomento del mio libro "Tabula Rasa": tanta gente così incazzata non può restare in silenzio per sempre.
Un giorno arriverà qualcuno che si prenderà il mal di pancia di organizzare una prima "offensiva", e sono sicuro che molta gente gli andrà dietro.
Non si parla di girotondi (e chi se li ricorda?!) o di cortei, che di quelli ne abbiamo tutti i giorni, basta guardare la povera Parma.
No, qui si parla di un fiume di gente che arriva a Roma arrivando da ogni singola città d'Italia, entra nel Parlamento e porta via di peso tutti quelli che sono dentro, eletti e non eletti.

E poi?

E poi non lo so, ma so che quando voglio fare pulizia nel mio "armadio da lavoro", sempre pieno di roba che non mi servo, io faccio proprio così: tiro fuori tutto e poi lo rimetto dentro. Quello che non ci sta più lo butto.
Non so se si può fare anche con i Politici, ma sono quasi certo che se si dovesse ricominciare da capo, da zero, dopo avere fatto tabula rasa degli attuali governanti, la maggior parte di loro non riceverebbe più tutti i voti che adesso li giustificano nelle loro posizioni.

Spero, almeno.

martedì 28 giugno 2011

Boh TAV

Ammetto di essere relativamente poco attento alla situazione in Val di Susa di questi ultimi anni. Non so per quale motivo, ma a volte ho l'impressione che sia simile a quello che avviene tra marito e moglie, o tra antichi amici, per cui si litiga, ci si guarda in cagnesco per anni, poi lo si continua a fare senza però ricordare esattamente il motivo per cui lo si fa.
Magari sbaglio.

Ho provato a cercare di capire le ragioni del NO e quelle del SI, e sinceramente mi sembra che la questione sia piuttosto semplice: al di là della ragione, essendo noi in una Repubblica Democratica (e, aggiungo, basata sul lavoro), alla democrazia ci dobbiamo appellare.
E questa stabilisce che una minoranza NON può decidere per tutti (a parte la classe politica, ovviamente, ma qui esuliamo dal discorso principale. E poi sono comunque eletti da noi...).

Ora, che i Valsusini, o meglio, la maggioranza di questi non vogliano la TAV mi sembra piuttosto chiaro. Però mi permetto di far notare che la Val di Susa NON appartiene ai Valsusini, ma a tutta l'Italia, e quindi a tutti gli Italiani. Anche se immagino che di quello che capita così a Nord ai Napoletani (tanto per dire) interessi molto poco, soprattutto considerando i problemi che hanno già loro.
Quindi, visto che lo Stato ha deciso che la TAV si deve fare, la TAV si fà, e basta.
E questo lo dico pur dispiacendomi per gli autoctoni.

È evidente come a chiunque darebbe fastidio avere un cantiere che per anni ti deturpa il paesaggio, avere un treno che passa a trecento all'ora vicino a casa (non sarà così, ma questi sono dettagli), che girano le balle quando ti espropriano il tuo terreno pagandolo un quarto del dovuto.
Ma quando i lavori saranno finiti, il treno toglierà traffico su gomma; i convogli non passeranno mai a quella velocità, e comunque la linea verrà costruita lontana, per quanto possibile, dai centri abitati. Senza contare le ricadute positive per l'intera Pianura Padana.
E per anni ci sarà lavoro per i cantieri, lavoro al quale parteciperanno anche gli abitanti della Val di Susa.

Continuo a essere confuso, ma di una cosa sono sicuro: opporsi alla TAV è lecito e sacrosanto. Impedirne la costruzione con la violenza, no.

martedì 17 maggio 2011

Un'occasione perduta

Mi capita spesso di non capire quello che succede, e questo è uno di quei casi.

Incontro molta gente per lavoro, e ci chiacchiero spesso e volentieri; uno degli argomenti preferiti è la nostra classe politica, fatta di persone troppo "vecchie", con un'immagine logorata da scandali e ruberie, magari di altri, ma comunque presenti.
Molti mi dicono che ci vogliono più giovani, più persone "sveglie", pronte a mettersi in gioco, a portare una "ventata di novità" nella politica italiana.

E poi a Torino vince Fassino?
D'accordo, è stato preceduto da un Chiamparino che non ha sfigurato nella gestione della cosa pubblica, almeno nell'immaginario popolare e che fa parte della sua area politica; certo, è appoggiato da lobby e sindacati che a Torino fanno il bello e il cattivo tempo; sicuro, ha una storia alle spalle relativamente "pulita".

Ma è un rappresentante della politica "vecchia" che nessuno vuole.
"Nessuno" ho detto? Comincio ad avere dei dubbi.

venerdì 11 marzo 2011

Tabula Rasa, prefazione di Giuseppe Lonero

Qualche anno fa, durante i miei primi passi nel mondo politico, ho conosciuto Giuseppe Lonero.
Beppe fa il consigliere comunale al comune di Torino, per "la Destra" di Storace.
Al di là delle opinioni politiche, sono rimasto colpito dal modo di porsi di questo giovane politico (è mio coscritto, quindi è ovviamente giovane!), che riesce a essere contemporaneamente autorevole e pacato, due atteggiamenti che, a giudicare dagli esempi forniti in ben più alto loco, sono in perfetta antitesi.
In occasione della pubblicazione di un libro che parla di politica, gli ho chiesto di dargli uno sguardo per controllare di non dire troppe stupidaggini. E lui non solo l'ha fatto, ma si è tanto entusiasmato per la storia che ha voluto scrivere una prefazione.
Purtroppo, per motivi squisitamente tecnici, questa non potrà essere aggiunta al libro, ma penso che sia molto interessante per cui ve la propongo qui, sul mio blog.

Quante volte abbiamo pensato “Bisognerebbe proprio fare tabula rasa”, dopo aver assistito all’ennesimo pessimo spettacolo ai quali sempre più spesso ci costringono i protagonisti della politica italiana?

Senza fare alcuno sforzo di memoria, molti risponderemmo “Tante!”, qualcuno direbbe “Tantissime!”, i più arditi urlerebbero “Sempre!”.

Perché l’uomo comune, che lavora e paga le tasse anche per chi non lo fa, che ascolta svogliatamente i telegiornali, che aspetta il fine settimana per vedere le partite di calcio, che parla con i figli solo quando gli chiedono i soldi per la benzina, percepisce i politici come qualcosa di negativo, perché corrotti, marci, arrivisti, privi di etica e di scrupoli.

Come si fa a dire a queste persone che se la politica vista da fuori è uno schifo, vista dall’interno (salvo rare eccezioni) è molto peggio? Sarebbe deleterio, perché darebbe loro la conferma che hanno ragione nel volere l’azzeramento della classe politica italiana, con l’intento di volerla sostituita con una più attenta ai problemi reali dei cittadini e della Nazione.

E forse con il desiderio di entrare a farne parte.

Come se in questo modo avessimo la certezza di debellare la corruzione, le promozioni “amicali” e non meritocratiche, i favoritismi, i clientelismi, gli sprechi, i privilegi, l’arrivismo.

Ma i politici, prima di essere tali, sono cittadini, alla pari di quelli che prima li eleggono e poi li criticano; sono cioè una parte di quella società che, una volta eletti, devono andare a rappresentare nelle Istituzioni.

La corruzione, i comportamenti dissoluti, l’esercizio del potere con arroganza e per fini personali, l’allontanamento dalla realtà quotidiana e dalle vere esigenze dei cittadini, il disinteresse per il bene della Nazione, il non sentirsi parte di una comunità, non sono elementi caratterizzanti solo della classe politica a tutti i livelli: sono oramai permeati con la nostra società, la caratterizzano e la definiscono. I modelli di riferimento sono, sempre più spesso, calciatori e veline, coloro che riescono ad arricchirsi in fretta e senza fatica, non importa se con mezzi leciti o no, se calpestando la propria dignità o no: l’importante è avere successo, soldi, potere, diventare personaggi televisivi, riuscire a partecipare al Grande Fratello.

Se davvero si vuole cambiare il mondo della politica e chi la pratica, bisogna fare tabula rasa dei falsi miti e dei facili costumi, bisogna fare la rivoluzione, non partendo dal mondo della politica, bensì cominciando dalla società. Una rivoluzione pacifica: la rivoluzione dello stile contro la moda. Una rivoluzione che faccia dell’etica comportamentale, in tutti i settori della società, non solo della politica, uno stile di vita.

Come tutte le rivoluzioni pacifiche, la rivoluzione dello stile non si realizza in poco tempo. Bisogna cominciare dalla famiglia in cui i genitori devono tornare ad essere esempio positivo per i figli, per passare alla scuola fino all’università, in cui i docenti devono essere esempio per gli allievi, fino al mondo del lavoro in cui il datore di lavoro deve essere esempio per i dipendenti: correttezza, rispetto per sé e per gli altri, spirito di sacrificio, senso del dovere, rispetto delle regole e della parola data, senso di responsabilità, valorizzazione dei meriti. Sono questi i comportamenti e gli insegnamenti positivi da trasmettere alle generazioni di oggi e di domani, con l’esempio, senza ergersi a maestri. Sono questi i comportamenti che ci si aspetta dai politici che rappresentano la società: se una società discinta e corrotta esprime politici discinti e corrotti, la società dello stile non potrà che esprimere politici etici.

Quanto è urgente cominciare a fare la rivoluzione pacifica dello stile, senza aspettare una rivoluzione cruenta che cambi, nel sangue, le cose: perché se le cose non cambieranno in fretta, prima o poi un rivoluzionario, sanguinario e arruffapopoli, arriverà e saranno dolori.

Per tutti, non solo per i politici!

Giuseppe LONERO

giovedì 10 marzo 2011

Tabula Rasa, pubblicazione imminente


Ciao a tutti,

finalmente, dopo un parto durato più di un anno, la mia nuova creatura è pronta per la pubblicazione.
La prossima settimana, proprio in occasione della nuova festa della Bandiera, "Tabula Rasa" sarà ordinabile presso tutte le biblioteche dell'universo, anche se non credo che su Marte ci saranno molte prenotazioni. :-)

La trama in breve.

Torino è concentrata sui festeggiamenti relativi al centocinquantenario dell'Unità d'Italia, quando un incendio distrugge la Sala del Parlamento di Palazzo Carignano (ecco il perché della copertina). Sulle prime sembra un atto isolato, ma in seguito Federica Conte e Giacomo Rizzo, che i miei fan conoscono bene, capiscono che la situazione è più complicata.
Il giorno precedente era stata distrutta la Torre Tonda del Castello di Salemi, in Sicilia. E il giorno successivo viene incendiata la Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze.
Le tracce seguono i luoghi dell'Unificazione, puntando decisamente verso Montecitorio, a Roma.
I nostri due poliziotti, affiancati da un misterioso personaggio proveniente dalla Sicilia, si ritrovano a indagare nella Capitale, cercando di districarsi tra falsi amici e veri nemici pronti a tutto. Omicidio compreso.
Come se tutto questo non bastasse, Michele Polloni, commissario e amico dei due, è sparito misteriosamente, e non può aiutarli in nessun modo. Anzi, a quanto potrebbe sembrare è lui ad avere bisogno di aiuto.

Una serie di colpi di scena ci riveleranno chi sono gli artefici che hanno creato la Comunanza, la misteriosa società che ha sviluppato il progetto "Tabula Rasa", chi è veramente Tony Caruso e quali sono i suoi obiettivi, come avverrà l'attentato finale, e per quale motivo l'unico possibile testimone disposto a parlare, spreca i suoi ultimi istanti prima di svenire dicendo una parola assolutamente incomprensibile: "Blu".

Vi terrò informati sulle iniziative legate alla pubblicazione.

Ci si vede in giro.

lunedì 29 novembre 2010

La PA e il Software Libero

Volevo segnalarvi questa interessante, anche se molto breve, intervista al professor Angelo Raffaele Meo, docente del Politecnico di Torino e coordinatore di ben due commissioni ministeriali per l'open source.

Intervista a Angelo Raffaele Meo

La cosa che mi colpisce di più è questo concetto:

L’articolo 68 del Codice d’Amministrazione Digitale... prevede che un funzionario della pubblica amministrazione, prima di decidere l’acquisizione di un prodotto proprietario, verifichi l’esistenza di un prodotto libero che abbia le stesse funzionalità. ... [e] che le pubbliche amministrazioni e i cittadini dialoghino secondo standard di interoperabilità aperti.


Con una legge così, com'è possibile che nelle PA ci siano software proprietari?

venerdì 5 novembre 2010

Tabula Rasa

Ciao a tutti.

Ieri mattina ho consegnato all'Editore la versione semi-definitiva del mio nuovo lavoro, dal titolo di Tabula Rasa. Adesso si tratta di aspettare qualche settimana perché Alberto faccia il suo mestiere di controllore delle scemenze che ho scritto, poi qualche altro giorno per rifinire, e infine, fra un mesetto potrete avere tra le mani il prezioso oggetto. :-)

Argomento

Questo romanzo non è il proseguimento di "Dove la notte inizia", quindi Stefania, i sopravvissuti alla Miniera e il rancoroso ex Tenente Angeloni non sono inclusi nel "pacchetto". I protagonisti principali sono Giacomo Rizzo, sovrintendente, e l'ispettore Federica Conte alle prese con una confraternita dall'inquietante nome di "Tabula Rasa", il cui obiettivo finale risiede in uno dei principali palazzi del potere, Montecitorio.
Ma l'argomento principale non è la Politica in senso stretto. Per fortuna.
Di questi tempi è un argomento complicato e per certi versi incomprensibile, per cui meglio evitarlo.
Il racconto parla dei luoghi della Politica, e quindi sono stato costretto a uscire dal mio comodo recinto Piemontese per addentrarmi nelle lande sconosciute del Lazio. La parte finale del romanzo infatti si svolge a Roma, i primi giorni di Luglio del 2011.
Scrivere del prossimo futuro è cosa complicata e rischiosa.
Ovviamente io, da scrittore, invento, ma visto che gli avvenimenti saranno alla portata di tutti fra una manciata di mesi, il rischio di scrivere delle fesserie è altissimo!
Ho cercato di includere fino all'ultimo notizie legate all'attualità, ma domani potrebbero accadere delle cose che cambierebbero completamente la situazione, per cui quello che io ho previsto per il prossimo anno diventerebbe fantascienza :-D

La trama
Tutto inizia da una serie di attentati.
Il primo di questi avviene a Salemi, in provincia di Trapani. Qui, nel 1860 Garibaldi issò il tricolore, per la prima volta utilizzato come simbolo dell'Italia unita. Per un pomeriggio Salemi si ritrovò a essere la prima Capitale dell'Italia come oggi la consideriamo. Più o meno.
Fatto sta che questo attentato passa come un gesto dimostrativo, ma non viene subito abbinato al centocinquantenario.
Diversa la situazione quando un altro attentato distrugge quasi completamente la stanza del Parlamento a Palazzo Carignano, uccidendo tre persone.
Qui entrano in ballo Rizzo e Conte, che hanno anche il problema di un Polloni insolitamente schivo e solitario. A un certo punto il commissario deciderà addirittura di andare in ferie, lasciando i suoi pupilli da soli, in balia degli eventi.
Eventi tutt'altro che favorevoli: sembra che la comunanza dei TR abbia occhi ovunque. I due non sanno di chi fidarsi e di chi non fidarsi.
Oltre a questo arriverà da Trapani un personaggio misterioso, Tony Caruso.
Difficile capire se si tratta di un alleato o di un nemico.
Quando un terzo attentato distrugge la Sala dei Cinquecento nel Palazzo Vecchio di Firenze, l'obiettivo finale diventa chiarissimo.
I tre si spostano a Roma, dove dovranno combattere contro i TR direttamente nei Palazzi del potere, senza avere la possibilità di chiedere aiuto a nessuno. Anzi, dovranno farlo di nascosto dai loro stessi colleghi, perché è impossibile sapere chi è dalla loro parte.

Ovviamente non posso anticiparvi troppo della trama, anzi, Alberto direbbe che ho già sbordato di parecchio, ma un po' devo incuriosirvi, no? :-D

Ciao

Mario